Pedonalizzare sta diventando un mantra per tutti i quartieri di Roma. Una continua ricerca di nuovi spazi da “liberare” dalle auto per farli diventare nuove piazze aggregative, o una scusa per accrescere gli spazi commerciali di bar e locali? Il dubbio sorge dopo la proposta in discussione nel Municipio di chiudere alle auto via San Giovanni in Laterano.

Due commissioni interessate dalla mozione presentata da Sel: quella a tutela dei Diritti e Pari Opportunità e successivamente la Commissione Mobilità. Nel progetto la creazione di un’area “arcobaleno” attraverso cui la Comunità LGBT posso dialogare con la città, con mostre ed incontri culturali. Non un ghetto, sia chiaro, ma uno spazio aperto a tutti, tranne alle auto.
La zona è quella della cosiddetta Gay Street, come dal 2007 è stata rinominato il tratto di Via di San Giovanni in Laterano compreso tra Piazza del Colosseo e Via Ostilia. Esiste un precedente: già nell’estate del 2007 la zona fu resa pedonale nelle ore notturne del weekend. Un esperimento che, secondo il firmatario della mozione Mauro Cioffari: “Non hanno avuto conseguenze negative sulla viabilità della zona poiché il tratto di strada interessato dal provvedimento è a senso unico e a bassissima percorrenza. Il traffico di questo tratto di Via di San Giovanni in Laterano, come già dimostrato dalle precedenti esperienze, non influirebbe sulla viabilità del Rione in quanto il traffico potrebbe essere deviato in Via dei Santissimi Quattro”.
Dal 2001 di fronte ai resti della “Ludus Magnus” sono stati aperti, nel corso degli anni pub, bar, ristoranti e negozio che sono diventati un punto di ritrovo per la comunità Lgbt della Capitale e per i numerosi turisti che la frequentano. Ora sulla mozione comincerà la discussione in Municipio e fuori ad esprimersi saranno soprattutto i residenti: dopo i disagi per la chiusura dei Fori e la trasformazione di via Labicana in una superstrada resta da capire se accetteranno il mutamento di una via in un grande piazza.
