Ci sono punti fermi a Roma quando la calura infuoca i sampietrini e scioglie l’asfalto. Sono i chioschi della grattachecca, meta di romani e turisti alla ricerca di una pausa tra gusto e refrigerio. Identità romana da almeno due secoli, la grattachecca è sempre più protagonista dei social media in storie e reel tradotti in tutte le lingue, racconto virale di una città e del suo cibo da strada più fresco che possa offrire, disponibile a tutte le ore.

Guai a chiamarla granita
In molti fanno ancora confusione, ma tra grattachecca e granita il divario è abissale.
Per la prima, si parte da un blocco di ghiaccio che viene “grattato“ in maniera grossolana, raccolto in un bicchiere e condito con parti di sciroppo, frutta a pezzi o in succo. Tra le versioni più amate, quella con spremuta di limone fresco, la versione doppio gusto orzata/menta, quella d’antan al tamarindo e la versione arricchita da grandi scaglie di cocco fresco o pezzi di fragole.
Tutt’altra cosa è la granita, dove zucchero e frutta vengono miscelati con acqua e congelati attraverso un apposito macchinario che ne mantiene la consistenza cremosa e fredda.

Grattachecca, voce del verbo “grattare”
Quel blocco di ghiaccio che un tempo veniva inserito in appositi stalli in cui conservare gli alimenti aveva un nome specifico nel dialetto romanesco: si chiamava “checca”. Era buona pratica dei venditori ambulanti riporre il ghiaccio proveniente dalle aree montuose attorno alla Capitale per posizionarlo in spazi creati appositamente lungo il Tevere. Quelle antiche ghiacciaie – oggi soppiantate da moderni congelatori – si sono trasformate, nei secoli, in quei chioschi che ancora vediamo a ridosso dei muraglioni e che rappresentano un pezzo di storia della città. Il mestiere del “grattacheccaro” conserva ancora viva una tradizione artigianale che non potrà essere mai sostituita da una macchina, proprio per la sua unicità.

La mappa degli antichi grattacheccari
Vere e proprie istituzioni – alcune pluricentenarie – i chioschi dove poter consumare l’autentica grattachecca sono stanziati nel centro storica dell’Urbe.
L’elenco è nutrito, ma tra più antichi della città si posiziona il chiosco in stile Liberty Alla Fonte d’Oro in Lungotevere Sanzio, eretto nel 1913. Le recensioni parlano chiaro: da non perdere il famoso Lemoncocco, combinazione vincente molto apprezzata dai turisti di tutto il mondo. A Lungotevere degli Anguillara – all’altezza di Ponte Cestio – si trova il chiosco Sora Mirella che vanta radici storiche dal 1915, conservando la magia del folklore di un passato sempre vivo. Tra le istituzioni romane, la Sora Maria –a Via Bernardino Telesio – rappresenta un’attrazione estiva del quartiere Prati da ben tre generazioni (1913).

Via l’arsura a partire da 3 euro
Prezzi che variano a seconda di dimensione e combinazione. Dai 3 euro per la grattachecca mono-gusto in piccoli bicchieri, ai 7 euro per i formati più grandi, con sciroppi, frutta e le versioni leggermente alcoliche. Tanti i suggerimenti dello chef, ma nella scelta vince sempre la personalizzazione.

