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Gioco d’azzardo, nel Lazio la Cgil denuncia un fiume da oltre 17 miliardi di euro. La fortuna è cieca, il fatturato no.

Un “libro nero” sul gioco d’azzardo rivela che la regione è regina delle scommesse, non solo di quelle legali…

Gioco d’azzardo, nel Lazio la Cgil denuncia un fiume da oltre 17 miliardi di euro. La fortuna è cieca, il fatturato no.
azzardo, sala scommesse

Il nuovo dossier della Cgil sul gioco d’azzardo racconta un Lazio che vive dentro una contraddizione feroce: da un lato la retorica della prevenzione, dall’altro un mercato che continua a espandersi fino a muovere oltre 17 miliardi di euro l’anno, una cifra che supera il bilancio di molte regioni italiane.

Il “libro nero” non si limita a elencare numeri, ma ricostruisce un ecosistema economico e sociale che ha trasformato la regione in uno dei poli più attivi del Paese, con Roma al centro di un flusso continuo di giocate, scommesse e puntate digitali.

Una spesa pro capite di 2000 euro

Nel solo 2025, secondo le elaborazioni del sindacato, la spesa pro capite ha superato i 2.000 euro l’anno in diversi comuni della provincia, con picchi ancora più alti nelle aree a reddito medio-basso. È un paradosso che si ripete: dove il reddito scende, il volume delle giocate sale. E non è un caso che i municipi romani più colpiti dalla crisi economica siano anche quelli con la maggiore densità di sale slot e punti scommesse.

Il dossier dedica ampio spazio al boom del gioco online, che negli ultimi anni ha cambiato la geografia del fenomeno. Le piattaforme digitali hanno reso il gioco accessibile in ogni momento, senza limiti fisici né controlli immediati.

Il boom delle giocate online

Nel Lazio, il volume delle giocate online ha superato i 7 miliardi, quasi la metà del totale regionale. Una crescita che ha reso più difficile intercettare i giocatori problematici e ha ampliato la platea dei soggetti vulnerabili, soprattutto tra i giovani adulti.

La Cgil sottolinea come la regolamentazione locale sia spesso inefficace. Le norme sulle distanze dai luoghi sensibili vengono applicate in modo disomogeneo, mentre i controlli sugli apparecchi e sulle sale non riescono a tenere il passo con un mercato che si muove rapidamente e sfrutta ogni zona grigia.

A questo si aggiunge l’ombra del gioco illegale, che secondo le stime potrebbe valere oltre un miliardo solo nella regione, alimentando circuiti paralleli difficili da monitorare e spesso legati alla criminalità organizzata.

La Cgil: non bastano misure spot

Il sindacato richiama la politica alle proprie responsabilità. Non basta intervenire con misure spot: serve una strategia regionale che tenga insieme prevenzione, assistenza sanitaria, educazione finanziaria e contrasto alle reti illegali.

Gli oltre 17 miliardi del Lazio non sono solo un dato economico, ma la misura di una fragilità sociale che attraversa quartieri, famiglie e generazioni. E che continua a crescere, silenziosa, mentre la promessa di “fare il colpo della vita” diventa per molti un debito che non si estingue mai.