Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federcalcio. Le urne dell’assemblea federale lo hanno premiato con un ampio 68,58% delle preferenze: superato con ampio margine Giancarlo Abete, fermatosi al 29,17%.
Giovanni Malagò: le riforme e un percorso in salita
Il risultato finale, largamente preventivato alla vigilia, nasce da una base consolidata di sostegno proveniente da diverse componenti del sistema calcistico. L’elezione è solo il primo passo verso un cammino in salita. Il nuovo numero uno del calcio italiano ne è consapevole: “Io da solo non posso niente, con voi posso fare tutto”. Le sue prime parole da neo eletto. Quindi in una lunghissima conferenza stampa ha riconosciuto la complessità della situazione del calcio italiano (“occorre compattare le componenti, qui ognuno ha una bella personalità) e la necessità di adottare provvedimenti incisivi. Necessario scegliere un commissario tecnico in grado di restituire credibilità ed entusiasmo intorno al calcio. “Non ho ancora sentito nessuno”. Infine, la parte più delicata: tracciare un percorso comune con la politica. A far discutere, lo ius soli sportivo. “Non mi sono mai impicciato di politica, ma sono a favore dello ius soli sportivo”.
Nazionale e allenatore: le priorità per la scelta del nuovo CT
Si prevedono scintille. Anche perché per operare, occorre liberare la Federazione. Attualmente, ingessatissima. Basti pensare che nell’ultima elezione Gabriele Gravina ha incassato più del 98% della fiducia delle componenti senza portare a compimento neanche una delle riforme che aveva in programma. Tra i dossier più urgenti c’è quello relativo alla guida tecnica della Nazionale italiana. Il nome che circola con insistenza è quello di Roberto Mancini, ma Giovanni Malagò ha spiegato di non aver ancora individuato un candidato preciso. Ha lasciato, però qualche indizio qua e là che richiama appunto al CT capace arrampicarsi sul tetto dell’Europa calcistica nel 2021. La conditio sine qua non è che il futuro allenatore debba sposare completamente il progetto federale. Budget compreso.
Rapporti con la politica ed Euro 2032: le sfide del futuro
L’immediato futuro della nuova gestione sportiva del calcio italiano passa tuttavia attraverso quello che sarà il rapporto tra la FIGC e il mondo politico. Negli ultimi anni, non sono mancati momenti di tensione tra Malagò e il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Tuttavia, il neo presidente federale ha mostrato apertura. Ricambiata. Abodi è stato fra i primi a congratularsi. Nei prossimi giorni si incontreranno. Il primo consiglio federale è invece programmato il 1 luglio. Il lavoro è appena cominciato: per Malagò il compito è gravoso: rilanciare l’immagine del calcio italiano sulla scena europea e mondiale. C’è riuscito con il CONI, adesso deve concedere un complicatissimo bis.

