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Roma

di Antonino D'Anna

Cari lettori, facciamo il punto della situazione. Erich Priebke, che ha contribuito a uccidere 335 italiani alle Fosse Ardeatine nel 1944, è morto l'11 ottobre, giusto in tempo per poter incombere sul 70mo anniversario della deportazione degli Ebrei di Roma avvenuta il 16 ottobre del 1943. Il 14 ottobre scorso, con una nota, il Vicariato di Roma ha deciso di applicare il canone 1184 del Codice di Diritto Canonico che permette di non concedere le esequie nel caso di pubblico scandalo derivante dal funerale del morto (e quanto è accaduto ad Albano Laziale qualche giorno dopo, col carro da morto di Priebke preso a calci, pugni e sputi, ne è la riprova) che non si sia mai pentito dei suoi peccati. In compenso, però, ha offerto una preghiera in forma strettamente privata (comunque non un funerale in casa). Proposta che all'avvocato di Priebke, dottor Paolo Giachini, non è sembrata di suo gradimento (quando il Vicariato ha detto che nessuna chiesa romana avrebbe svolto i funerali per Priebke, Giachini ha dichiarato: “Se il Vicariato dovesse arrivare a vietare la chiesa, i funerali si possono celebrare anche in strada, siamo pronti a farli fuori dalla chiesa”) e quindi il morto è stato portato ad Albano Laziale, presso i lefebvriani, per le esequie.
Saltiamo – le avete viste tutti, anche chi non avrebbe voluto vederle – le scene avvenute in quel di Albano, ma ecco che mattina del 16 il Corriere della Sera intervista il vescovo di Albano, monsignor Marcello Semeraro. Che, oltre ad essere vescovo cattolico di Albano, è anche segretario del G8 vaticano, cioè la commissione di otto cardinali voluta dal Papa per la riforma della Curia. Insomma, non uno qualunque. Che dice monsignor Semeraro? “Certo. Pubblico è notorio è il delitto, pubblica e notoria è la mancata conversione, pubblico e notorio è lo scandalo che suscita nella comunità cristiana. È già accaduto: in alcune diocesi del Sud Italia i vescovi hanno proibito le esequie là dove è evidente e nota la responsabilità nei delitti di mafia e l’assenza di pentimento”. All'osservazione del vaticanista del Corriere Gian Guido Vecchi: “I lefebvriani non la pensano così...”, Semeraro taglia corto: “La proibizione delle esequie per 'pubblico scandalo' c’era anche nel Codice di Pio X, che dovrebbero conoscere. Nelle loro valutazioni, evidentemente, ritengono che Priebke non abbia commesso un delitto e che non avesse nulla di cui pentirsi. Si vede che certe posizioni negazioniste, come quella del vescovo Williamson, non erano poi così isolate”.

priebke caos funerali 2


Bene, il santo scappellotto di ritorno è arrivato il 17 ottobre. Attorno alle 20 il sito della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che è il nome ufficiale dei lefebvriani, pubblica questa nota, dodici-righe-dodici con cui parte uno sganassone per tutto il Vicariato di Roma (e monsignor Semeraro, purtroppo). Eccolo qua: dopo aver ricordato che i parenti dell'ex ufficiale nazista hanno chiesto di “poter celebrare le esequie”, i lefebvriani osservano: “Un cristiano che è stato battezzato e che ha ricevuto i sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia, qualunque siano stati le sue colpe ed i suoi peccati, nella misura in cui muore riconciliato con Dio e con la Chiesa ha diritto alla celebrazione della S. Messa e alle esequie”. E tanto per non perdere il segno aggiunge: “Con la presente ribadiamo il nostro rifiuto di ogni forma di antisemitismo e di odio razziale ma anche dell’odio sotto tutte le sue forme. La religione cattolica è quella della misericordia e del perdono”.
Su un punto, però, i lefebvriani bacchettano apertamente il Vicariato, quando affermano che: “Questo funerale si sarebbe dovuto svolgere in forma privata, senza alcuna enfasi o strumentalizzazione mediatica”. Badate bene, parlano di funerale e non di preghiera in forma strettamente privata. E sottolineano: “Restiamo convinti della necessità di non scambiare un atto di pietà cristiana con un gesto ideologico, la pietà e la misericordia non possono essere intermittenti, ma devono guidare sempre la Chiesa di Cristo”. Inoltre, “Con la presente smentiamo risolutamente qualunque altra presunta dichiarazione di membri della Fraternità raccolte in queste ore dai giornali”. Qui si riferisce all'AGI che ha raccolto alcune dichiarazioni sulla Comunione concessa a Vladimir Luxuria e replica di Luxuria: “Io non ho la coscienza sporca di sangue”.
Ce ne sarebbe già abbastanza per il nostro Francesco Pira, che con la sua rubrica “Trasparenze” analizza la comunicazione moderna sulle nostre pagine. Certo è che la Fraternità, con il suo comunicato, ha saputo rilanciarsi mediaticamente. La frase sulla religione cattolica, quella della misericordia e del perdono, batte su due temi cari all'attuale Pontefice, e glieli rivolge contro. E qualche giorno fa proprio monsignor Bernard Fellay, il capo dei lefebvriani, ha detto che seguire Francesco sarebbe mettere in pericolo la fede cattolica. “E pensare che alcune persone continuano a far finta – riferisce Vaticaninsider – che siamo ancora decisi a ottenere un accordo con Roma”.

protesta casa priebke 01


Insomma siamo al solito pendolo oscillante, il ping pong con Roma. Ma stavolta c'è – e nemmeno tanto velata – un'accusa nei confronti del Vicariato e della Chiesa cattolica in generale, preavviso – se non ci saranno cambiamenti nei prossimi tempi – di un “grande freddo” tra Vaticano e Lefebvriani. E, paradossalmente, una sorta di colpo di “marketing” a favore dei lefebvriani. È appena il caso di ricordare ai lettori come in questi giorni non siano infatti mancate prese di posizione – su blog e siti non ascrivibili al mondo tradizionalista o contiguo ai lefebvriani – a favore delle esequie per Priebke, e queste da parte di cattolici praticanti. Ed è altrettanto appena il caso di sottolineare che con questo comunicato i lefebvriani si mostrano come più misericordiosi del Papa in persona. Certo, a ricordare che della Fraternità facevano parte monsignor Williamson, il quale negava l'Olocausto, o  don Floriano Abrahamowicz, che ha definito Priebke come un “eroe”, c'è da pensarci quantomeno su. Ma il round mediatico – va detto - è andato ai lefebvriani.
 

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