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Gli agricoltori alzano la voce: “Ora la Regione ci ascolti”

L’INTERVISTA. Il neopresidente di Confagricoltura Lazio, Sergio Ricotta, si appella alla nuova giunta: fate presto. Un settore in salute e con grande capacità di esportare anche all’estero ma costretto ad arrestare la sua corsa per la stretta creditizia e gli impedimenti burocratici. Tra le richieste quella di distribuire al più presto i fondi erogati dalla Unione Europea per il piano di sviluppo rurale

di Alberto Berlini

É un neopresidente caparbio e pieno di entusiasmo: “Siamo imprenditori con una gran voglia di fare, imprenditori per il rinnovamento, ma abbiamo bisogno di un quadro istituzionale che ci consenta di lavorare bene. Glielo dico in tutta franchezza, ho fortissime perplessità sull’ultimo assessorato regionale, molte delle nostre richieste sono rimaste totalmente inascoltate”.
Sergio Ricotta, al vertice di Confagricoltura Lazio, si toglie qualche sassolino dalle scarpe, lui che da imprenditore ha vissuto questi anni difficili in prima linea: “Ho un’azienda che produce Kiwi in provincia di Latina e conosco bene le problematiche dei miei colleghi, che pur producendo un prodotto di qualità, e richiestissimo all’estero (l’8% del Kiwi mondiale viene prodotto tra Velletri, Colonna e la Provincia di Latina, ndr) non abbiamo la possibilità di fare gli investimenti che sono assolutamente necessari per competere sul piano quantomeno europeo”.
Non lesina critiche su come fu gestita dall’amministrazione regionale l’infestazione batterica che tra il 2011 e il 2012 rischiò di mandare letteralmente sul lastrico i produttori di Kiwi della Regione. “Prima ancora che diventasse un problema mondiale, chiedemmo all’allora assessore regionale di coordinare la ricerca, ma ancora una volta i tempi della politica erano troppo diversi da quelli necessari. Ora mi auguro che il prossimo assessore provenga dal mondo agricolo e non dal palazzo, in modo che possa essere più vicino ai nostri problemi”.

Sergio Ricotta


Problematiche che sono quelle che affrontano gli imprenditori di ogni settore, ma che in questo assumono la caratteristica di un vero e proprio spreco di un’occasione di rilancio. “Nella nostra Regione non esiste più una agricoltura povera, abbiamo prodotti che tutto il mondo ci invidia, i neozelandesi vengono a produrre ed investire qui da noi, in Europa vanno pazzi per la mozzarella di bufala, le nocciole di Viterbo e le fragole di Terracina. É assurdo che con tanta richiesta il nostro sia un settore in difficoltà. Pesa la stretta creditizia delle banche e ci strozzano con una burocrazia che ad esempio, per ampliare un capannone richiede tempi biblici”.
Sulle linee guida per il 2013 il neopresidente ha le idee chiare: “Prima sblocchiamo i fondi europei, poi riorganizziamo le nostre imprese in rete per far sistema. Un superamento del modello del consorzio nato per valorizzare il prodotto, per arrivare ad un’organizzazione che possa dare ai nostri imprenditori la possibilità di competere in campo internazionale. Così facendo potremo soddisfare commesse ingenti che un singolo produttore non sarebbe in grado di poter garantire”.
La richiesta alla prossima giunta quindi è una sola: “Non lasciateci soli. Ci sono interi mercati, e penso all’est europa con Russia, Ucraina e Polonia su tutti, che sono diventati consumatori di prodotti molto più raffinati rispetto ad un tempo, e per i produttori della nostra Regione possono diventare un vero e proprio Eldorado. Ma per far questo abbiamo bisogno di presenza sul mercato. Un esempio per tutti, all’expo agricolo di Berlino le nostre aziende sono dovute andare da sole, la Regione era totalmente assente, così come Vinitaly di Verona. E proprio dal settore del enologico che dovremmo aver imparato una lezione d’oro: siamo diventati produttori di tipologie di vino di una qualità che fino a qualche anno fa il Lazio neppure conosceva. Il successo è possibile, ma servono investimenti e non possiamo adagiarci sugli allori”.