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Ha il cuore pazzo e può morire. Per l’Inps “Non è più invalida”

IL CASO. Romana, 35 anni. Affetta dalla rara sindrome del Qt lungo, dal 2000 vive con uno speciale defibrillatore nel cuore che le è stato sostituito nel 2007. L’istituto di previdenza l’ha convocata per una visita e ha stabilito che l’impianto applicatole nel muscolo cardiaco non le impedisce “una vita normale”. Altri medici che l’hanno visitata la considerano a rischio in caso di sforzi fisici o emozioni. Farà ricorso e accusa: “E’ colpa della caccia ai falsi invalidi”

Maria Luisa ha 35 anni. Vive dal 2007 con uno speciale defibrillatore che le è stato impiantato nel cuore a causa di una malattia rara: la sindrome del Qt lungo. Secondo medici e scienziati è la patologia tipica delle donne giovani che porta alla morte improvvisa. Basta un esercizio fisico o uno stimolo emotivo per far spegnere il cuore.
Qualche giorno fa l’Inps ha deciso che è guarita. Nel senso che può vivere come una qualsiasi altra persone e che quindi la sua invalidità è stata revocata. Poche righe per dire che la Commissione medica ha accertato che l’impianto applicatole non le impedisce una “vita normale”. Dunque non è più invalida.
Qualche giorno fa una lettera dell’Inps che gli comunicava di revocare il suo stato di invalidità perché, a parere della Commissione medica di Roma, quell’impianto di PMK-AICD applicatole al cuore la rende simile ad una persona sanissima. Può passeggiare, andare in bici, vedere anche i film dell’horror. L’Inps ha deciso che non c’è fatica od emozione che possa mettere in pericolo la sua vita dopo l’intervento al quale è stata sottoposta dagli specialisti della Fondazione Maugeri di Milano.

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Dunque è sana come un pesce, nonostante i medici del Policlinico Casilino, quando l’hanno visitata nel novembre dello scorso anni, hanno scritto sul referto: “La paziente ha goduto di relativo benessere fino al 2000 quando ha presentato episodio sincopale accompagnato da scosse tonico-cloniche. In considerazione della persistenza degli episodi malgrado la terapia beta-bloccante, ha impiantato PMK-AICD nel 2000 sostituito successivamente nel 2007. La paziente, per il tipo di patologia genetica da cui è affetta, non deve essere esposta a stress emotivi, affaticamento eccessivo in ambito lavorativo, poiché a rischio di aritmie improvvise”.
Se i medici consigliano una vita “protetta”, per l’Inps non è così. La Commissione medica l’ha sottoposta a visita il 25 febbraio di quest’anno e ha sentenziato: “Non Iinvalido (patologia non invalidante o con riduzione della capacità lavorativa in misura INFERIORE AD 1/3 o minore non invalido”.
Ora Maria Luisa, che di professione fa l’impiegata ha deciso di non arrendersi. Per mezzo dei suoi legali Anna Orecchioni e Giacinto Canzona ha deciso di impugnare il provvedimento al Tribunale del Lavoro di Roma per una prima sospensione e successivamente per la revoca. Il commento dei legali  è amaro: “In un periodo storico nel quale (purtroppo) proliferano i cosiddetti “falsi invalidi” , ironia della sorte, persone veramente e gravemente ammalate che si ritrovano ad essere private del riconoscimento del proprio stato di invalidità”.