di Valentina Renzopaoli
MAGLIANO DEI MARSI (L’AQUILA) – Sarà una delle prossime tappe di Papa Francesco, la data deve essere ancora fissata ma la telefonata dalla Segreteria Vaticana è già arrivata. La signora Costanza lo confida mentre apre l’antico portale con una enorme chiave di ferro che ricorda quella di San Pietro. E abbassa leggermente la voce con lo scrupolo e l’eccitazione di chi è consapevole che si tratta di “una questione delicata”, nonostante l’unico rumore che si sente in lontananza sia quello dei campanacci legati alle zampe di due cavalli che pascolano liberi nella vallata.
Ottantasei anni, una vita trascorsa a custodire storie, leggende, segreti di un angolo di mondo che non ti aspetti: uno di quei luoghi che fa battere il cuore ed esclamare senza pensarci troppo “Dio c’è”. Siamo in braccio al monte Velino, tra querce secolari e mucche sparse qua e là: nel borgo di Rosciolo, frazione di Magliano dei Marsi, Costanza cura un piccolo grande gioiello dell’arte italiana. Conservata praticamente intatta nonostante il tempo e le scosse spesso violente di una terra “ballerina”, Santa Maria delle Grazie è il più importante capolavoro rimasto del millecento italiano. Straconosciuta da chi di arte se ne intende, meno dai turisti che arrivano sotto la vetta del monte abruzzese quasi per caso, soprattutto grazie al passa parola tra gli amanti del trekking e delle passeggiate nei boschi. Per visitare il tesoro medievale la parola d’ordine è proprio “Costanza”: se la chiesa è chiusa basta chiamare al suo cellulare, avvisare della visita e andarla a prendere sulla piazzetta del paese, arroccato su una cresta che affaccia sull’antico lago del Fucino.
Sempre pronta ad assolvere alla sua funzione speciale di “esperta guida locale”, nella zona Costanza è un vero mito: la sua vita è da sempre legata a quello di Santa Maria delle Grazie in Valle Porclaneta, la sua seconda casa. Prima sagrestana, poi corista, è preziosa quanto una delle numerose pietre miliari di questa meraviglia dell’uomo di età romanica. Piegata dai reumatismi che l’accompagnano fin dalla giovinezza, appoggiata ad un bastone di cui farebbe molto volentieri a meno, la vecchia signora apre il cancello sul selciato di pietra e con mente lucida e occhi ancora luminosi inizia il racconto. Con dovizia di dettagli e un linguaggio da addetto ai lavori illustra gli affreschi ispirati alla pittura di Giotto, mostra i capitelli uno diverso dall’altro, punta il dito verso l’iconostasi, pezzo unico al mondo. Un fiume in piena di storie e aneddoti. Come quando, tre anni fa in pieno inverno, l’11 dicembre del 2011, si trovò davanti Papa Benedetto XVI, in “visita privatissima”. “Non sapevo chi sarebbe arrivato, il parroco mi aveva solo detto di raggiungere con lui la chiesa. Pensavo alla visita di qualche prelato invece da un’automobile scura è uscito lui”. Gesticola con le mani avvizzite dal tempo e dalla malattia per trasmettere la sua emozione. “Mi sono inginocchiata e gli ho baciato le mani, lui mi ha aiutato a rialzarmi e mi ha dato dei bacetti sulle guance”. Si vergogna quasi a raccontare, poi orgogliosa: “Il Papa mi ha ringraziata per tutto quello che faccio per questa chiesetta”. Sulle pagine del quaderno firmate dai visitatori, molte dediche sono per lei, per “Costanza superstar” che ora aspetta con ansia Papa Francesco. E su Santa Maria delle Grazie c’è anche la certificazione di Vittorio Sgarbi: “Il più grande capolavoro del Medioevo, l’unica iconostasi in legno perfettamente conservata”. E se dice uno che a Rosciolo c’è stato almeno un paio di volte.
