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Habemus talpa: gli 007 italiani intendevano curiosare anche in Vaticano?

L’inchiesta sul presunto sistema di spionaggio legato a due ex agenti italiani arriva fino al Vaticano, dove sarebbe esistita una presunta fonte interna. Le dichiarazioni intercettate sono ancora tutte da verificare, ma il caso aggiunge un nuovo capitolo a una vicenda che oscilla tra thriller internazionale e commedia grottesca.

Habemus talpa: gli 007 italiani intendevano curiosare anche in Vaticano?

Nell’inchiesta sugli ex agenti italiani accusati di spionaggio per Mosca spunta anche una presunta talpa nella Santa Sede. Tra intercettazioni, Obolo di San Pietro e dossier papali, il confine tra spy story e commedia all’italiana diventa sempre più sottile.

Dal Cremlino a San Pietro: quando anche il Vaticano entra nel romanzo di spionaggio

Alla fine mancava solo il Vaticano. Dopo ministeri, caserme e apparati dello Stato, la grande caccia ai segreti sembra aver imboccato anche il colonnato del Bernini. Le intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Roma sui due ex 007 italiani accusati di aver lavorato per interessi russi raccontano infatti di una presunta fonte interna alla Santa Sede. Secondo gli atti, Raoul Gavino Piras avrebbe raccontato di essersi costruito contatti nella Segreteria di Stato vaticana, arrivando perfino a evocare versamenti collegati all’Obolo di San Pietro come chiave per aprire qualche porta riservata. Un racconto che, almeno per ora, resta tutto da verificare e che gli investigatori trattano con la prudenza necessaria. Perché tra un’informazione segreta e una spacconata il passo può essere sorprendentemente breve.

Spie, millanterie e il mercato dei segreti

Le conversazioni intercettate restituiscono anche il ritratto di uno “007” tutt’altro che soddisfatto: Piras si lamenta infatti dei compensi ricevuti, quasi fosse un consulente alle prese con una parcella non pagata. Lo spionaggio internazionale, insomma, sembra soffrire degli stessi problemi del lavoro autonomo: clienti difficili e fatture poco gratificanti.

Nelle carte compare persino un presunto episodio legato alla cartella clinica di Papa Francesco, che secondo il racconto sarebbe stata oggetto delle attenzioni di intermediari interessati a venderne il contenuto. Un’operazione che avrebbe fruttato centinaia di migliaia di euro. Anche questa vicenda, però, al momento non trova riscontri investigativi.

La morale? Nel mondo delle spie il confine tra intelligence e fantasia è spesso sottile. E mentre la magistratura cerca prove concrete, una certezza già c’è: se perfino il Vaticano diventa terreno di caccia per aspiranti James Bond del discount, forse non basterà più confessarsi. Servirà anche un buon antivirus.