Nella scelta dei sodali con cui tessere la fitta trama dei rapporti istituzionali e politici, Gianni Alemanno non è persona accorta. Tralasciamo il linguaggio che usa con Riccardo Mancini al telefono e concentriamoci invece sugli effetti che la vicenda dei filobus può e certamente avrà sui due mesi di campagna che ci separano dal voto.
Ora nell’ordinanza con la quale è stato deciso che il passato “armato” di Mancini e la sua serie di attività sono sufficienti a fargli trascorrere più di qualche giorno dietro le sbarre, c’è anche scritto che nella vicenda vergognosa del progetto del filobus Eur-Tor Pagnotta, il sindaco uscente c’entra per via dei ragnatela che lo lega a Riccardo Mancini, cassiere della campagna elettorale e “puparo de’ Roma”. Nulla di penale, nessun legame con le presunte tangenti.
È fuori discussione, però, che Mancini sta ad Alemanno come il sindaco sta a Roma. Dietro la scelta di questo sodalizio, c’è la sindrome della seconda linea che ha portato Alemanno a scegliere con poca, pochissima oculatezza, sodali e collaboratori. Il criterio è tipico di quella politica che partorisce la reazione dei Movimenti: si seleziona per appartenenza e fedeltà alla causa, piuttosto che per capacità, trasparenza e visione del senso del lavoro che si è chiamati a compiere. Si chiama “responsabilità morale” ed è quella per la quale Alemanno dovrà sudare sette camicie per arrivare almeno al ballottaggio. E questo perché gli elettori romani di centrodestra perdonano tutto, dalla neve alla parodia continua, ma non sono scemi.
E non sono scemi neanche gli elettori di centro, centrosinistra e grillini, che prima o poi andranno a rimettere mano alla storia dell’urbanizzazione di Tor Pagnotta&dintorni. Qui insieme a palazzoni e villette c’era la promessa di prolungare la metropolitana B, con un tentacolo che avrebbe dovuto/potuto spingersi anche in direzione di Pomezia. Ma era il libro dei sogni scritto nell’epoca in cui si sperava di far crescere quartieri e servizi. Il filobus è arrivato dopo, tolto dalla zona del Torrino per l’intransigenza dei residenti e poi spostato dove c’era posto e richiesta di trasporto a causa dell’urbanizzazione fantastica. Gira che ti rigira la storia di Roma è fatta di terreni, palazzi, cemento e trasporti. Uno tira l’altro e tutti insieme hanno sempre apparecchiato il desco di pochi.
Fabio Carosi
