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I mille e uno volti di Barbara d’Urso

Barbara d’Urso è stata per anni uno dei volti simbolo della televisione italiana. Oggi, dopo l’uscita da Mediaset e tra progetti mai concretizzati, vive una fase di transizione che racconta quanto il successo nel piccolo schermo possa essere fragile. Un viaggio tra passato, presente e futuro di una donna che ha fatto della televisione la sua vita.

I mille e uno volti di Barbara d’Urso

L’immortalità, quella che da sempre l’uomo rincorre attraverso la scienza, sembra appartenere soltanto ai divi e alle divine della nostra amata televisione. Ci sono personaggi che nascono, crescono e, metaforicamente, “muoiono” davanti alle telecamere, occupando uno spazio più che speciale nel cuore dei telespettatori. Entrano nelle nostre case ogni giorno e, con il passare degli anni, quei volti finiscono per diventare quasi dei veri e propri membri della famiglia. Barbara d’Urso, l’ex wonder woman di Cologno Monzese, è stata senza dubbio una di loro. Per decenni ha incarnato un modo ben preciso di fare televisione: popolare, immediato, emotivo, capace di mescolare cronaca, spettacolo e quel benamato varietà che non passa mai di moda.

Il lungo addio a Mediaset e le occasioni sfumate

Oggi, però, dopo l’uscita da Mediaset, la regina che dominava i palinsesti vive una stagione completamente diversa. Il suo nome, pur essendo spesso accostato a nuovi progetti, a possibili ritorni e a clamorose avventure televisive, finisce quasi sempre per perdersi nel nulla. Puntualmente qualcosa cambia e le opportunità sfumano. È come se Barbara d’Urso fosse diventata un personaggio in cerca d’autore, proprio lei che negli ultimi quindici anni è stata la creatrice e l’artefice di tanti personaggi televisivi.

Una professionista che ha fatto della televisione la sua vita

Eppure sarebbe ingiusto ridurre la sua storia a quella di una conduttrice in difficoltà. Barbara d’Urso è una stakanovista, una professionista preparata che ha costruito la sua carriera con il lavoro e con una dedizione quasi assoluta. Ha condotto in diretta programmi di intrattenimento, talk show, reality e contenitori pomeridiani, trasformandosi in una vera e propria mattatrice della televisione italiana. Il suo stile può piacere o meno, ma è difficile negare che abbia saputo cavalcare il piccolo schermo come poche altre. Se da una parte c’è chi ritiene che il suo ciclo televisivo si sia concluso naturalmente, dall’altra c’è chi pensa che la lunga e complessa diatriba con Mediaset, tra dichiarazioni pubbliche e questioni legali, abbia inevitabilmente segnato la fine di un’epoca.

In mezzo c’è lei, che continua a difendere il proprio percorso professionale e il lavoro di una vita intera.

Anche il capitolo legato a Ballando con le Stelle ha raccontato molto di questa fase. Barbara d’Urso torna ciclicamente al centro dell’attenzione, accende la curiosità del pubblico e poi scompare, lasciando dietro di sé la sensazione di un’occasione mancata.

La fragilità del successo e il desiderio di rinascita

Forse il punto è proprio questo. La televisione cambia troppo velocemente e, troppo spesso, dimentica con la stessa rapidità con cui consacra i suoi protagonisti. Un giorno sei la regina degli ascolti, il giorno dopo sembri non esistere più. È successo a molti e Barbara d’Urso non fa eccezione. La differenza è che il suo personaggio è stato così grande da rendere ancora più evidente il contrasto tra il prima e il dopo.

Quello che oggi resta, e che a molti dispiace, è l’ombra di un passato glorioso, che si contrappone alla voglia di vederla rinascere.

I mille e uno volti di Barbara d’Urso, in fondo, raccontano anche questo: la fragilità del successo, la velocità con cui cambia il mondo dello spettacolo e la forza necessaria per non arrendersi quando i riflettori si abbassano. Ed è forse questa la sua sfida più importante: non tornare semplicemente in televisione, ma trovare una nuova dimensione capace di valorizzare l’esperienza, il carattere e la determinazione che l’hanno resa, nel bene e nel male, una delle protagoniste assolute della televisione italiana.