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I soldi della ‘ndrangheta nei bar e società della Capitale

Gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia hanno rintracciato nella Capitale il pregiudicato Alessandro M., legato alla cosca calabrese dei “Galluco”. L’uomo, che era riuscito a sottrarsi alla cattura qualche mese fa, è ritenuto responsabile di “trasferimento fraudolento di beni”, aggravato dal metodo mafioso, insieme ad altri 6 “prestanome”. Disposto il sequestro preventivo di numerosi beni tra Reggio Calabria e Roma, una trentina di conti correnti bancari/postali e diverse partecipazioni societarie per un valore complessivo superiore a 20 milioni di euro.
L’organizzazione aveva reinvestito in attività della capitale cospicue somme di denaro di provenienza illecita. In particolare, con l’ausilio di prestanome, familiari e non, e attraverso l’indispensabile aiuto di un agente immobiliare romano, avevano acquisito noti locali commerciali nonché svariati immobili e terreni.
Il “sistema Roma” prevedeva, in primis, l’acquisto di esercizi commerciali da porre come garanzia per le successive acquisizioni nel campo della ristorazione. Parte dei ricavi illeciti si ritiene siano stati reinvestiti nell’acquisto di tre unità immobiliari in via Boccea, dal valore cadauna di circa 500mila euro, che i principali indagati hanno intestato fittiziamente a loro familiari e/o parenti per eludere eventuali misure patrimoniali nei loro riguardi.
Dal 2008 il gruppo ha concluso varie operazioni di acquisto e cessioni di società nel settore della ristorazione, palesemente fittizie in quanto intestate a terzi prestanomi, acquistate per un valore di gran lunga inferiore a quello di mercato, al fine di “coprire” i loro investimenti illeciti..