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I tassinari? Li adoro, sono gentili e troppo ingiustamente criticati. Parola di Marta Flavi – INTERVISTA

Spesso al centro di un accesi dibattiti pubblici che coinvolgono cittadini, associazioni dei consumatori, esponenti politici e media, i tassisti vengono criticati su comportamenti individuali non corretti e problemi strutturali. Eppure la categoria vanta numerosi estimatori, anche tra volti noti. In prima linea, Marta Flavi – Intervista

I tassinari? Li adoro, sono gentili e troppo ingiustamente criticati. Parola di Marta Flavi – INTERVISTA

Luciano De Crescenzo ne era convinto: la migliore auto è il taxi perché ti porta sempre dove devi andare e non ti crea il problema del parcheggio. Sui tassisti si è detto e scritto molto. Quando si pensa al tassista romano è inevitabile associare questa immagine al film Il Tassinaro di Alberto Sordi, pellicola cult del 1983 dove si sono prestati ad essere attori/passeggeri a bordo di Zara 87, Silvana Pampanini, Federico Fellini e, persino, Giulio Andreotti. Custodi dei segreti della città e di sconosciuti passeggeri, i tassisti romani – anzi, i tassinari – rappresentano una categoria a sé, amata e, talvolta, odiata.

I tassinari? Li adoro, sono gentili e troppo ingiustamente criticati. Parola di Marta Flavi – INTERVISTA
La fila di auto bianche in attesa di passeggeri alla Stazione Termini di Roma

Chi è l’ultimo?

Trovare posto per la propria auto a Roma rappresenta un problema reale. I parcheggi sono inversamente proporzionali al numero di auto in circolazione. Girare per la città comporta uno sforzo doppio: il traffico costante e il posto dove lasciare la macchina in sosta. Ma è anche vero che trovare un taxi libero nelle cosiddette ore di punta, sia un’impresa.  La coda in attesa di un taxi fuori dalla Stazione Termini conta, in media, una ventina di persone. Chi è l’ultimo? Ci si mette pazientemente in fila indiana, sperando che il tempo di attesa non sia troppo lungo. Cantieri aperti, strade chiuse, deviazioni, cortei che bloccano per ore interi quartieri: i tassisti non si danno mai per vinti, anche di fronte a strade invase da fiumi d’acqua come accade sempre più spesso. 

Direzione intervista a bordo del taxi

“Sfatiamo subito una leggenda metropolitana”, puntualizza Marco, tassista romano sessantenne. Durante il percorso dal Gianicolo a Via di Ripetta – dove ad attendermi c’è Marta Flavi per l’intervista – il conducente precisa: “Se il tassista ti vuole fregare non fa partire il tassametro. Ma il cliente se ne accorge immediatamente. A mia memoria, storie di questo genere non ne ho mai sentite, fanno parte di una chiacchiera non vera. E, comunque, le mele marce ci sono dappertutto”.

E sulle diversità tra clienti: “Non esiste un cliente tipo, né vi sono differenze sostanziali tra passeggeri italiani e stranieri”, racconta il tassista. “Un turista a Roma affronta il percorso in maniera più rilassata, diversamente da un cittadino che si deve spostare per andare ad un appuntamento di lavoro e ha i minuti contati. La dote migliore di noi tassisti è la calma. A dire il vero, incontriamo maggiori difficoltà quando il turista straniero parla in inglese tutto suo. Noi tassisti, oramai, mastichiamo bene l’inglese e comunque, sappiamo arrangiarci. In casi difficili, oggi, c’è sempre il mobile con il traduttore simultaneo”.  

I tassinari? Li adoro, sono gentili e troppo ingiustamente criticati. Parola di Marta Flavi – INTERVISTA
Marta Flavi posa sorridente in una pausa durante una registrazione televisiva

E c’è chi i tassisti li adora e non può farne a meno

Tra gli estimatori del taxi, la sempreverde e bellissima Marta Flavi, ospite dispensatrice di opinioni in questo o quel salotto televisivo. La incontriamo nella terrazza panoramica di Palazzo Ripetta nel centro storico di Roma “Questa è la mia seconda casa”, sorride di fronte alla tazza di tè verde. Si dice che presto tornerà in tv, ma su questa possibilità Flavi non si sbottona. Elegante, pacata. Ma guai a parlare male dei tassisti: “li adoro”, esclama Flavi sorseggiando il suo tè – Intervista in esclusiva

Tra i vari commenti sul suo profilo Instagram, anche quello che lei è l’ultima paladina dei tassisti. Perché?

I tassisti? Li adoro. Io non guido, non amo guidare. Non ho neppure la macchina. Quando mi devo spostare uso solo il taxi. Per me è un mezzo fondamentale da sempre. Una volta ho detto in un video postato sulla mia pagina Instagram che adoro i tassisti. Lo penso. Le reazioni sono state molto diverse, alcune piuttosto originali. Io ho avuto solo esperienze positive sul taxi.

E i tassisti lo sanno?

Non saprei. Forse alcuni sì. Anzi, qualcuno mi ha anche risposto sotto il post. E lo sapranno dopo questa intervista. E’ un amore platonico (ride).

I tassinari? Li adoro, sono gentili e troppo ingiustamente criticati. Parola di Marta Flavi – INTERVISTA
Davanti all’obiettivo del fotografo prima della diretta, Marta Flavi si mette in posa su una scala dorata

Si sente ricambiata?

Più che ricambiata! Ho tante storie sui tassisti, sempre gentili e premurosi nei miei confronti. Posso solo dire cose belle di questa categoria.

Ce ne racconta una?

Un giorno dovevo ritirare un paio di scarpe in una boutique del centro storico. L’estate era nel piena e le strade di Roma fatte di sampietrini erano roventi. Mi feci lasciare di fronte alla porta del negozio. Appena scesa a causa del gran caldo ebbi un mancamento. Soffro di pressione bassa e il caldo, per me, è micidiale. Il tassista mi ha immediatamente soccorso prendendomi in braccio e facendomi adagiare sul sedile. Ripresi i sensi, chiesi di tornare indietro. Lui insistette per andare dentro la boutique al posto mio per ritirare le scarpe. Non volle sentire ragioni. Un gentleman.

Oltre al tassista soccorritore, ha qualche altro aneddoto?

Non trovo giusto quando si critichi la categoria dei tassisti in generale. Con me sono sempre stati gentili. In molte occasioni – laddove è possibile – sono scesi per aprire la portiera agevolando l’uscita dall’auto. Non mi hanno mai lesinato un aiuto quando avevo molti pacchi da portare. Quando salgo a bordo mi chiedono sempre se preferisco un tragitto, invece di un altro. E quando c’è molto traffico, e Roma è paralizzata, suggeriscono l’itinerario migliore. Ci sono state anche occasioni in cui – quando ancora non era in voga il mercato delle consegne a domicilio – mi sono organizzata direttamente con un tassista per portare pacchi da una parte all’altra della città. Non sono la sola. Ho tante amiche che preferiscono il taxi alla macchina.

Insomma, nessun difetto?

Lei vuole proprio farmi dire qualcosa che non penso. Va bene. Devo andare molto indietro nel tempo, quando ancora si fumava sui taxi. Una sola volta ebbi uno scambio non del tutto sereno con il conducente. Salita sul taxi a Stazione Termini di ritorno da un viaggio, mi resi conto che l’auto era sporca e c’era odore di fumo. Detesto il fumo di sigarette e sigari. Spiegai che non mi sentivo di iniziare il percorso per questo motivo. Seguì qualche intemperanza e decisi di scendere dall’auto. Penso che quel tassista comprese la mia decisione. Presi il taxi successivo.

I tassinari? Li adoro, sono gentili e troppo ingiustamente criticati. Parola di Marta Flavi – INTERVISTA
In sosta ordinata alla stazione taxi nel centro di Roma

Quindi un osanna per la categoria. Ma non le è mai capitato di non trovare un taxi libero?

Non esageriamo. Per mia esperienza posso solo dire cose belle. In verità ho un numero per le emergenze. Mi sono organizzata (sorride).

Tra i tanti viaggi a bordo di un taxi, ne ha uno che non ha mai dimenticato?

Durò circa due ore. Mi trovavo a Napoli. Stavo vivendo una storia sentimentale di cui non ero del tutto convinta. Mi svegliai una mattina e presi una decisione definitiva. Tornare a Roma. Ma come? Feci rapidamente i bagagli e chiamai un taxi. Da Napoli a Roma in un’unica tirata. Ricordo perfettamente quel viaggio in cui ho pensato a tante cose di me. Ecco, il taxi serve anche ad isolarsi quando attorno regna la confusione o quando la città è sepolta da traffico e rumore. In qualche modo, salire sul taxi è anche terapeutico.

Eppure qualcuno critica molto la categoria

Nessuno è perfetto. Ma certi attacchi, davvero, non li capisco. Hanno tutta l’aria di essere costruiti per creare notizia. E’ ovvio che possano capitare imprevisti, ma da qui a creare campagne denigratorie per accendere su di sé i riflettori, non lo trovo giusto. Non amo la polemica, soprattutto quando viene usata per farsi pubblicità.

I tassinari? Li adoro, sono gentili e troppo ingiustamente criticati. Parola di Marta Flavi – INTERVISTA
La lunga coda alla Stazione Termini in attesa di un taxi in una giornata di sciopero

Quando a bordo salirono gli zingari

Si parla spesso di una Roma pericolosa anche per i tassisti. “Roma è sicuramente meno sicura di una volta” – ricorda Federico, tassista romano di 31 anni che mi riporta a casa dopo l’intervista a Marta Flavi. “In famiglia siamo in 17 a fare questo lavoro. Io sono la terza generazione. Ho imparato tutto da mio padre. La nostra è vocazione. Ricordo quella volta in cui salirono a bordo quattro zingari alla fermata della Stazione Termini. Avevo da poco compiuto vent’anni ed ottenuto la licenza da qualche mese. Mi chiesero di essere portati in una strada limitrofa alla Palmiro Togliatti. Fu un viaggio lungo. Durante tutto il percorso il gruppo si scambiava racconti di scorribande, tra furti e borseggi. Rimasi in silenzio per tutto il tragitto. Arrivati a destinazione, mi pagarono la corsa: circa una trentina di euro. E quando l’ultimo passeggero scese dall’auto mi venne chiesta una sorta di donazione per un lontano zio malato. Fui costretto a dare il mio contributo, praticamente gli stessi soldi che mi avevano dato”.