Al Forum ACADI confronto tra Massimiliano Albanese e Geronimo Cardia: servono regole uniformi, controlli e maggiori tutele per i giocatori.
Il Brasile chiude le porte alle scommesse online. Ma basta un divieto per mettere fine alla febbre del gioco? A giudicare dalle preoccupazioni dell’Unione Consumatori Italiani, il rischio è che, cacciato dalla porta, l’azzardo rientri dalla finestra. Quella del mercato clandestino. La decisione del presidente Lula, formalizzata a fine settembre e diventata operativa il 6 ottobre, ha fermato le piattaforme autorizzate di scommesse sportive e giochi online. Una misura drastica, motivata dall’allarme per dipendenza e indebitamento familiare, che ha acceso il confronto internazionale.
Albanese: «Vietare non significa proteggere»
A riportare la questione in Italia è Massimiliano Albanese, segretario federale dell’UCI, che a margine del Forum ACADI, ospitato da Confcommercio a Roma, ha incontrato Geronimo Cardia, presidente dell’Associazione Concessionari dei Giochi Pubblici. «Chiudere il mercato legale non significa necessariamente far scomparire la domanda», avverte Albanese. Il timore è che i giocatori finiscano sulle piattaforme abusive, prive di controlli efficaci su minori, pubblicità e flussi finanziari.
Un rischio possibile, non ancora dimostrato dall’esperienza brasiliana. Per UCI, la risposta italiana dovrebbe puntare su prevenzione, tracciabilità e tutela dei consumatori.
Slot, regole e debiti: le proposte per l’Italia
Nel confronto romano è emersa la necessità di superare il mosaico di regolamenti regionali e comunali su orari e distanze delle sale da gioco. Sul tavolo anche la crisi delle AWP, le slot degli esercizi autorizzati, per le quali UCI propone interventi su tassazione, percentuali di restituzione delle giocate e limiti economici.
Ma la proposta più originale riguarda chi tenta di uscire dalla dipendenza: valorizzare l’iscrizione volontaria al registro di autoesclusione ADM nella valutazione della meritevolezza per le procedure di esdebitazione. L’obiettivo, sottolinea Albanese, è aiutare chi sceglie di fermarsi a ricostruire la propria vita. Perché il vero interrogativo non è soltanto quanto si giochi, ma quanto lo Stato riesca a proteggere chi non sa più smettere.


