Un colpo di matita fa sparire 24 linee di bus e c’è chi grida allo scandalo. Ma dietro quei tagli, ufficialmente studiati per risparmiare qualche milione di euro e 19 dei 120 milioni di chilometri del servizio di trasporto su gomma, spesso c’è la vergogna di almeno tre giunte.
Per chi non conosce la storia dell’Atac e della sua rete di trasporto, un piccolo promemoria che viene da Rutelli, transita per Veltroni, si ferma con Alemanno e si conclude con Marino. La fortuna di Rutelli e dei romani fu senza dubbio il Giubileo del 2000. Le vacche grasse regalarono alla città una crescita della gomma decisamente formidabile, perché bisognava convincere i romani a lasciare a casa l’auto e a usare i mezzi pubblici. Il nodo non era tanto quello del traffico, quanto quello del benzene, il nemico pubblico numero 1 del tempo.
E allora non c’era via o piazza in cui non passasse un bus, sino al miracolo dei 120 milioni di chilometri/vettura. E si inauguravano linee, modifiche e percorsi nuovi, nel tentativo di correggere il peccato originale della città senza metropolitane e di accontentare semplici cittadini e comitati di quartiere per i quali si costruivano percorsi su misura. Tutto a tutti, perché i soldi c’erano.
Poi con Veltroni il tutto prese meglio la mira. Si arrivò addirittura a “piegare” alcune linee alle esigenze della politica attiva, piazzando le paline di fermata di fronte alle sedi del partito. Un’agevolazione niente male. E venne poi Alemanno che per incuria e ignoranza non capiva il “potere del bus” se non nella versione “mi piglio l’Atac e assumo perché così avrà il consenso”. Ora Marino, il tagliatore che non piace neanche alla sinistra del Pd, perché tornare indietro, anche se di fronte ad un errore madornale, non produce consenso. L’unico ad avere il coraggio di mettere un po’ d’ordine nei bus che fanno per tre quarti la stessa strada, che si mettono in fila e fanno autotraffico e che 90 corse su cento trasportano aria e un passeggero, è stato l’assessore Improta. Non sarà un simpaticone (ma d’altronde nel suo cv non c’era riferimento ad esperienze di barate) però ci ha messo la faccia ed ha sfidato i trasportisti che invitano a “limitare al massimo i trasbordi”. Roba da periodo di vacche magre: oggi non c’è più un soldo e chi deve prendere il bus paga il prezzo di una città in ginocchio. Invece dei consueti 25 metri tra una fermata e l’altra nel farà 5-600 a piedi se proprio gli va male. E il bus smetterà di trasportare l’aria. D’altronde qualcuno deve mettersi in testa che siamo una città povera. O povera città?
Fabio Carosi
