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Il business dei rifiuti in fumo. L’inchiesta choc vale un premio

Roghi tossici e smaltimento illecito, storie di illegalità e buchi normativi. Un sistema collaudato e criminale che porta la “terra dei fuochi” fin dentro il Gra, un “Anello di fumo”

 

Rifiuti sotterrati nei campi coltivati e sotto i pascoli dentro e fuori il Raccordo anulare. La scoperta di quattro giovani reporter romani che hanno percorso la città da parte a parte lungo il Gra seguendo il percorso illegale dei rifiuti. La docu-inchiesta che ne è nata si è meritata il primo posto ex-aequo alla terza edizione del premio Morrione.

Ripercorrendo tutta la filiera della raccolta e dello smaltimento di rifiuti tossici Edoardo Belli, Rossella Granata, Elena Risi e Valentina Vivona, aiutati da Eros, un sinti italiano che vive nel campo rom La Barbuta, scoprono alcuni esempi di quella che appare come una diffusa illegalità che ricorda molto da vicino la terra dei fuochi campana.

Quello che si va a comporre è un vero e proprio modello di filiera criminale che coinvolge i più poveri in un affare milionario, responsabile dello scempio ambientale di un territorio con ripercussioni devastanti sulla salute della città.

“Anello di fumo” traccia un percorso che parte dal mestiere di “robivecchi”, la raccolta del ferro in giro per la città tradizionalmente praticata dalle popolazioni rom e sinti, per finire in un sistema collaudato di sfruttamento per il ritiro e smaltimento degli scarti tossici e ingombranti di ogni tipo di azienda, dalle ditte edili o di ristrutturazione sino alla grande distribuzione.