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Il business delle Slot Machine. Così la camorra punta a prendersi Roma

Da Caserta Mario Iovine si era trasferito ad Acilia realizzando una sorta di “joint-venture” tra esponenti della criminalità organizzata campana e malavita laziale. Dopo il suo arresto nel 2008 i soci romani si distaccarono avvalendosi di un braccio armato e violento, composto da un nutrito e pericoloso gruppo di cittadini albanesi, definiti “i pugilatori”, tra cui anche un ex campione italiano ed europeo dei pesi medio-massimi. IL VIDEO

I Casalesi, partendo dalla provincia di Caserta, si erano garantiti con la forza dell’intimidazione mafiosa, la gestione monopolistica e violenta del settore della produzione, installazione, distribuzione e noleggio delle cosiddette macchinette mangiasoldi, nonché l’esercizio organizzato delle scommesse e del gioco, non solo in Campania, ma anche nel Lazio e in alcuni quartieri della città di Roma.

Era Mario Iovine l’uomo dei Casalesi dopo che nel 2003 si era trasferito nella borgata romana di Acilia. Secondo l’accusa, creava, investendo proventi di attività criminose, anche grazie al qualificato apporto di persone residenti ad Acilia, una società attraverso la quale, con modalità violente, realizzava un monopolio nella distribuzione delle Slot Machine: una sorta di “joint-venture” tra esponenti di vertice della criminalità organizzata campana e “imprenditori” di Acilia, a loro volta in contatto con esponenti della malavita laziale.
Dopo l’arresto di Mario iovine detto “Rififì”, avvenuto nel maggio 2008, i soci romani si distaccarono dall’organizzatore dei Casalesi iniziando a operare attraverso un loro gruppo associativo, creato a perfetta imitazione della consorteria criminale casertana e ricalcante le medesime modalità operative.

Il gruppo romano, per mantenere ed estendere il suo potere criminale ed economico, si è avvalso di un braccio armato e violento, composto da un nutrito e pericoloso gruppo di cittadini albanesi, definiti “i pugilatori”, tra i quali spiccava un ex campione italiano ed europeo dei pesi medio-massimi.
Parallelamente le persone collegate a Mario Iovine – ancora attivo nel dare indicazioni dal carcere ai suoi familiari – mantenevano la gestione effettiva delle precedenti attività, anche quelle oggetto di sequestro e confisca, continuando a operare nella distribuzione delle macchinette mangiasoldi, curando però di rispettare i confini di Acilia

Al termine di un’indagine coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, i finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, nei confronti di 15 persone accusate i delitti di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni, usura, estorsione, illecita concorrenza con minaccia e violenza, detenzione illegale di armi, delitti aggravati dalla finalità di agevolare l’associazione mafiosa e dalla metodologia mafiosa dell’azione. Nello stesso contesto è in corso l’esecuzione del sequestro di beni mobili e immobili, società e disponibilità finanziarie, per un valore stimato pari a circa 30 milioni di euro.