Esposti, ricorsi, denunce. La decisione del sindaco pentastellato di Pomezia Fabio Fucci di creare due menù diversi nelle mense pontine a prezzi differenti ha scatenato un vero e proprio ginepraio di polemiche. In campo sono scese le associazione dei consumatori che hanno raccolto le proteste dei genitori scandalizzati da una decisone “discriminatori”.
E’ già pronta una denuncia indirizzata al Ministero della Pubblica Istruzione, a quello degli Interni e a Prefettura e Procuratore della Repubblica. Nella lettera scritta da Alberto Veccia, Presidente dell’Associazione Difesa Consumatori e Cittadini, si sostiene come la decisione di negare il dolcetto a fine pasto ai bambini le cui famiglie non possono pagare 64 euro al mese in più rispetto alla quota base, sarebbe gravemente lesiva dell’articolo 3 della Costituzione, che sancisce il basilare principio di uguaglianza tra cittadini, che è anche uno dei fondamentali diritti della persona, di non vedersi discriminato in base a razza, religione, censo. “Riteniamo – aggiunge il presidente – che si possa anche concretizzare gli estremi dei reati di Abuso e/o Omissione di atti di ufficio da parte del Sindaco e dell’Assessore competente, per i quali reati appunto abbiamo predisposto il ricorso/denuncia. Ancora più grave sarebbe la circostanza – sostiene – che qualora i genitori del bambini fossero morosi dei pagamenti, come sorta di “sanzione contrattuale per l’inadempimento” la scuola sottrarrebbe al bambino la merendina, che sarebbe invece prevista nel menu precedentemente concordato”.
Una discriminazione che di fatto si verifica quotidianamente all’ora di pranzo nelle mense scolastiche di Pomezia dove alcuni bambini si sentono umiliati e offesi per la mancata consegna del dolcetto.
Ma le grane per l’amministrazione a 5 Stelle non finiscono in mensa. “Abbiamo anche predisposto un ulteriore denuncia – prosegue il Veccia – per il reato di interruzione di pubblico servizio a carico sempre del Fucci, il quale in questi giorni ha disposto la sospensione del servizio di scuola bus per gli scolari residenti della frazione di Campo Ascolano, i quali pertanto dovranno far fronte con mezzi propri al trasposto verso scuola, ovvero in alternativa recarvisi a piedi percorrendo oltre 12/14 chilometri circa andata e ritorno lungo una strada dove non esistono marciapiedi”.
A dar manforte all’associazione è scesa in campo anche la Federconsumatori di Roma e Lazio con la presidente Simonetta Cervellini. “Chi pensa di imitare maldestramente la giunta leghista del comune lombardo che approvò qualcosa di molto simile a questa ignominia? Vergogna! Non c’è altro da aggiungere”. “Come si può pensare di umiliare un bambino con una famiglia povera alle spalle – aggiunge – costringendolo a toccare subito con mano cosa voglia dire l’ingiustizia e la disuguaglianza? Ecco perché si deve immediatamente revocare la decisione. Non ci bastano gli innumerevoli motivi che ci hanno fatto già vergognare nel mondo? Solidarietà è un bene pubblico che va coltivato già da piccoli. Ne abbiamo davvero bisogno soprattutto oggi”.

