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Il mostro fantozziano sogna green. Tangenziale est, architetti alla riscossa

Il progetto di un gruppo internazionale di giovani professionisti prevede la realizzazione di una “linea verde” a doppia altezza con spazi per lo spettacolo e il commercio a servizio dei romani. E a costo zero. No all’abbattimento

Sul destino della Tangenziale Est scendono in campo gli architetti. “La Tangenziale est non va abbattuta, ma convertita – nella parte sopraelevata e in quella a raso –  risarcendo i cittadini dei disagi patiti in decine di anni e offrendo alla capitale un’occasione di riscatto, ambientale ed economico, tramite un’opera fondata sul verde attrezzato. Come avviene nelle metropoli più avanzate del mondo”.
E scrivono il loro progetto a costo zero per il Comune: “Ora il tratto sopraelevato di tangenziale che va dalla Stazione Tiburtina a via della Batteria Nomentana, due chilometri circa, è scarsamente utilizzato (dopo la costruzione della galleria) e ritenuto superfluo. Il tratto a raso, invece, è destinato alla circolazione locale delle auto. Il Comune di Roma vuole abbattere la sopraelevata e realizzare, in basso, dove ora viaggia il traffico locale, una singolare strada a più corsie di marcia, una sorta di “superstrada”, tentando di ingentilire la colata d’asfalto con sparute aiuole e brandelli di verde. In sintesi: il quartiere passerebbe dalla padella alla brace. C’è poi l’aspetto turistico: uscendo dalla Stazione Tiburtina dell’Alta velocità, i viaggiatori si trovano “respinti” da un luogo fortemente degradato, scarsamente illuminato e percepito come poco sicuro”.
La proposta di progetto, realizzata da un gruppo di giovani architetti di più nazionalità e sostenuta dalle associazioni “Incontro Democratico” e “Partecipazione Attiva per l’Italia”, prevede, al contrario, il recupero sia del tratto sopraelevato sia di quello a raso, realizzando giardini pensili, così da creare un nuovo parco urbano, piste ciclabili vere (non spezzettate e incrociate con le auto), attività commerciali, spazi per lo spettacolo (cinema, teatro), spazi di servizio a disposizione dei residenti. Il tutto, sul modello – aggiornato – di quanto già costruito in molte città del mondo: dalla High line di New York alla Promenade Plantèe di Parigi, luoghi cult, fra l’altro, per i turisti, passando per Saint Louis e Rotterdam. A Chicago e Filadelfia strutture analoghe saranno inaugurate nel 2015.
Parte dell’attuale sede viaria a raso rimarrà a disposizione per gli spostamenti in auto (in aggiunta alle strade già esistenti) degli abitanti del quartiere e per le vetture di emergenza. I parcheggi locali saranno ampliati di numero. La novità progettuale è proprio nella riconversione sia della sede stradale sopraelevata che di quella a raso. L’attuale “mostro” di cemento e bitume verrà trasformato in una “linea verde” a due livelli: una “quinta” architettonica vitale, fungente, inoltre, da filtro tra le abitazioni e l’intricata rete ferroviaria.  I quartieri, che per decenni hanno subito i disagi e il degrado della tangenziale, acquisteranno due ettari di verde attrezzato e servizi di ogni tipo, alimentati da energie rinnovabili. Ben cinquemila metri quadrati coperti, ricavati dalla riqualificazione della sopraelevata, andranno inseriti a regime economico.
Il tutto, a costo zero per i cittadini, perché la “grande bellezza” potrà essere realizzata con un project financing.
Il gruppo internazionale di architetti è composto da: Sharòn Cohen, Maria Giuseppina Carroccio, Maria Dolores del Sol Ontalba, Ilya Evstigneev, Antonio Marseglia, Antonio Nardozzi, Idan Zveibil.
“La capitale deve parlare di Tangenziale est a viso aperto. La questione inerente il riuso o la demolizione è vecchia di almeno due decenni, anche se ha interessato soprattutto gli addetti ai lavori. Ora, dopo la costruzione della galleria, il Comune di Roma ha preventivato di spendere nove milioni di euro, sempre che bastino, per l’abbattimento del tratto sopraelevato dell’arteria. Si procederà per più fasi, il che significa che non ci sarà certezza sulla tempistica, con tutti i rischi e i disagi conseguenti. Ai nove milioni di euro andranno poi aggiunti quelli per la costruzione della nuova sede viaria a raso e a più corsie di marcia. Se non bastasse, c’è anche il problema dello smaltimento dei materiali: parliamo di oltre 20mila metri cubi, corrispondenti, per rendere l’idea, a un parallelepipedo di cemento ampio come un campo da calcio e spesso cinque metri. Difficile pure da immaginare. Serviranno tremila camion, confluenti nel traffico cittadino, per trasportare tante macerie. Bene, noi crediamo che si possa fare meglio, senza spendere soldi pubblici e offrendo più servizi e verde a un quadrante della città in sofferenza da troppi anni. La capitale potrebbe usufruire di un’infrastruttura architettonica, una “linea verde”, che la renderebbe moderna e al passo con le altre città del mondo. Non è un sogno: la fattibilità è stata dimostrata in diverse realtà urbane. Invitiamo quindi a riflettere, sulla base di un progetto concreto e ben articolato, elaborato da giovani architetti, italiani e non, tutti già con un curriculum importante”.
Lo hanno dichiarato Gianfranco Bafundi e Claudio Bucci, presidenti delle associazioni “Incontro Democratico” e “Partecipazione Attiva per l’Italia” (Pai), che sostengono la proposta di riconversione della Tangenziale est.
“In questo senso – hanno proseguito Gianfranco Bafundi e Claudio Bucci – auspichiamo un  incontro con il sindaco Ignazio Marino, molto sensibile alla questione, per esporre le nostre argomentazioni. Bisognerebbe prima di tutto bloccare l’iter della demolizione, quindi aprire un ampio dibattito in seno alla città, uno straordinario confronto sulle idee e sulle proposte, all’insegna di una vera democrazia partecipativa. Gli abitanti dei quartieri adiacenti all’arteria e i cittadini di Roma lo meritano”.