Aveva 88 anni e il 7 ottobre ne avrebbe compiuti 89. Dalla guerra alla Dolce Vita, dai divi ai cardinali, fino al “Cafonal”: con la sua macchina fotografica ha costruito un archivio impietoso e irripetibile del potere romano.
Roma perde uno dei suoi occhi più curiosi, irriverenti e implacabili. È morto Umberto Pizzi, fotografo e fotoreporter che per oltre sessant’anni ha attraversato la storia italiana osservandola quasi sempre da dietro un obiettivo. Avrebbe compiuto 89 anni il prossimo 7 ottobre. Nato a Zagarolo nel 1937, Pizzi aveva iniziato molto lontano dalle terrazze romane e dai ricevimenti ministeriali. Giovanissimo aveva lavorato per la Fao tra Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania, documentando realtà che nulla avevano a che fare con cocktail, première e salotti.
Dai divi di Cinecittà alla Roma che conta
Poi arrivò la Roma degli anni Sessanta. Quella di Mastroianni, Gassman, Rossellini, Elizabeth Taylor e Richard Burton, quando via Veneto era ancora un palcoscenico internazionale e la parola paparazzo non aveva bisogno di traduzioni.
Con il passare degli anni, però, l’obiettivo di Pizzi cambiò bersaglio. Dal cinema passò alla politica, alla finanza, all’aristocrazia e ai grandi protagonisti dell’informazione. Fotografò uomini di governo, cardinali, imprenditori, intellettuali e personaggi televisivi. Tra gli scatti ai quali era maggiormente legato c’era quello di Enrico Berlinguer.
Quando la mondanità diventò “Cafonal”
La consacrazione popolare arrivò con la lunga collaborazione con il sito Dagospia. Fu la stagione del “Cafonal”: feste, cene, ricevimenti e cerimonie diventavano sotto il suo obiettivo una sorta di radiografia della società romana. Pizzi non fotografava soltanto chi c’era. Fotografava come stava, chi guardava, chi ignorava, chi cercava disperatamente l’inquadratura. Ed era proprio questo il segreto delle sue immagini: raccontare il potere quando il potere pensava di essere semplicemente a cena.
Da quel lavoro nacquero anche i volumi Cafonal e Ultracafonal. In seguito collaborò con Il Fatto Quotidiano, con Formiche e partecipò alla rubrica video Pizzi e Merletti. Nel 2026 Rai Cultura gli aveva dedicato la docuserie Profumo di Pizzi.
Con lui scompare non soltanto un grande fotoreporter, ma uno dei più formidabili archivisti visivi della Roma contemporanea. Una città che lui aveva imparato a conoscere in ogni sfumatura, soprattutto quando sorrideva davanti all’obiettivo pensando di essere venuta bene.


