Era il 22 ottobre 2009 quando Stefano Cucchi morì all’ospedale Sandro Pertini, sei giorni dopo esser stato arrestato. Il processo iniziò il 24 marzo 2011 davanti ai giudici della III Corte d’Assise. La Corte, presiedute da Evelina Canale, ha dovuto pronunciarsi sulle richieste di condanna formulate l’otto aprile scorso dai pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy nei confronti di tutti i 12 imputati: sei medici, tre infermieri e di tre agenti penitenziari.
Gli agenti penitenziari – Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici – sono accusati di lesioni aggravate e di abuso d’autorità per aver, secondo l’accusa, il 16 ottobre del 2009 picchiato Cucchi nelle camere di sicurezza del tribunale in attesa dell’udienza di convalida. Non solo gli agenti avrebbero anche sottoposto il 31enne stante “le continue lamentele, a misure di rigore non consentite dalla legge per farlo desistere dalla reiterate richieste di farmaci”.
Lesioni aggravate, abuso di autorità nei confronti di arrestato, falso ideologico, abuso d’ufficio, abbandono di persona incapace, rifiuto in atti d’ufficio, favoreggiamento, omissione di referto, sono i reati contestati, a seconda delle singole posizioni processuali, agli imputati dai pm.
i sei medici – Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti, Flaminia Bruno- e i tre infermieri – Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe – dell’ospedale che in sostanza avrebbero coperto le posizioni degli agenti penitenziari. Falso ideologico e abuso d’ufficio sono contestati a un medico e al direttore dell’ufficio detenuti per aver scritto cose non corrispondenti al vero nella cartella clinica di Cucchi relativamente alle sue condizioni generali di salute facendolo ricoverare in una struttura per pazienti non acuti, stabilizzati e non con politraumatismi come nel suo caso. Sempre secondo l’accusa, gli altri medici e i tre infermieri, “dal 18 al 22 ottobre abbandonavano Cucchi incapace di provvedere a se stesso”, omettendo anche “di adottare i più elementari presidi terapeutici e di assistenza”. Questi, tra l’altro, omettevano “volontariamente di adottare qualunque presidio terapeutico al riscontri di valori di glicemia ematica pari a 40 mg/dl, rilevato il 19 ottobre, pur essendo tale valere al di sotto della soglia ritenuta dalla letteratura scientifica pericolosa per la vita, neppure intervenendo con una semplice misura quale la somministrazione di un minimo quantitativo di zucchero sciolto in un bicchiere d’acqua che il paziente assumeva regolarmente, misura questa idonea ad evitare il decesso”.
In particolare i pubblici ministeri avevano chiesto le seguenti pene: sei anni e otto mesi di reclusione per il primario Aldo Fierro, sei anni ciascuno per i medici Stefania Corbi e Flaminia Corbi, cinque anni e mezzo ciascuno per gli altri due medici Silvia Di Carlo e Luigi De Marchis Preite; quattro anni ciascuno per i tre infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe; due anni ciascuno per gli agenti penitenziari Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.
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