I giudici considerano che l’annullamento delle proroghe deciso nel 2022 non fa rivivere automaticamente i banchi davanti ai monumenti: la scelta delle collocazioni resta nelle mani di Roma Capitale.
Le tradizionali bancarelle non tornano automaticamente sotto i monumenti di Roma. Almeno non per effetto delle vecchie sentenze amministrative. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da alcuni operatori ambulanti che chiedevano di poter recuperare le postazioni occupate in passato nel Centro storico, mettendo un nuovo punto fermo in una vicenda che si trascina ormai da oltre dieci anni.
La sentenza, depositata il 2 ottobre, chiarisce soprattutto un principio: l’annullamento di alcuni provvedimenti comunali non equivale al riconoscimento di un diritto acquisito a tornare nei luoghi originari. A stabilire dove possano essere collocati i banchi resta il Campidoglio, nell’ambito della propria pianificazione commerciale e della tutela delle aree di maggiore pregio.
La lunga guerra delle bancarelle
La storia parte nel 2014, quando Roma Capitale avviò il riordino del commercio ambulante prevedendo l’allontanamento di numerose attività dalle zone monumentali. Gli spostamenti diventarono operativi l’anno successivo, con l’obiettivo dichiarato di liberare alcuni degli scorci più delicati della città da strutture considerate incompatibili con decoro e fruizione turistica.
Ne seguì una lunga stagione di ricorsi. Nel 2020 il Consiglio di Stato riconobbe la legittimità delle delocalizzazioni. Il Comune, però, continuò negli anni successivi a prorogare le sistemazioni alternative con provvedimenti temporanei.
Nel 2022 il Tar cancellò alcune di quelle proroghe, contestando però soprattutto il procedimento seguito dall’amministrazione e il mancato coinvolgimento formale degli operatori.
L’annullamento non significa ritorno al passato
È proprio su quella decisione che alcuni ambulanti hanno provato a costruire la strada verso il rientro nelle postazioni storiche. Una lettura che i giudici hanno ora respinto. Secondo il Tar, la sentenza del 2022 non cancellava il potere di Roma Capitale di organizzare il commercio su strada né trasformava le precedenti collocazioni in una sorta di diritto permanente.
Con i nuovi Piani del commercio municipali, dunque, la partita torna pienamente nelle mani dell’amministrazione. E per le bancarelle che un tempo affollavano il cuore monumentale della Capitale, almeno per ora, la macchina del tempo resta spenta.


