di Fabio Carosi
Truffato da un ex collega e beffato dalla burocrazia che si scopre improvvisamente un mostro di efficienza e invece di adoperarsi per dare una riposta ad un cittadino, replica ad Affaritaliani.it a tempo di record.
La storia è quella di Lorenzo Manili, il tassista che nel 2012 acquista regolarmente una licenza taxi che si vede portar via solo perché il venditore mente all’amministrazione sui requisiti e si prende al posto del taxi un noleggio da rimessa. Denunciata da Affaritaliani che ha riportato la testimonianza di Manili sull’invito che un dipendente dell’Avvocatura Comunale, gli ha consigliato (faccia causa al Comune), invece di mettersi al lavoro la macchina burocratica del Comune di Roma, il soggetto che impedisci all’uomo di lavorare, preferisce adoperarsi per spiegare e articolare come “la verifica delle fonti avrebbe accertato che l’avvocatura ha vittoriosamente difeso (nella fase cautelare) la contestata revoca della licenza al Manili”. La lettera con la quale il Comune che con una mano ritira la licenza salvo poi accorgersi che il signore in questione è una vittima e quindi lo difende, è addirittura firmata dal capo dell’Avvocatura, l’avvocato Andrea Magnanelli.

E’ un chiaro caso di come la burocrazia bizantina che regna tra i dipendenti del Comune, riesca ad attorcigliare una corda in punta di diritto intorno al caso di un uomo che reclama il suo diritto al lavoro. Diritto che gli è sottratto senza che lui abbia alcuna responsabilità e costretto a minacciare il suicidio pur di attirare l’attenzione delle istituzioni su un caso da “manuale del pessimo Comune”, in cui i dipendenti che dovrebbero adoperarsi per risolvere problemi che la macchina per la quale lavorano ha creato, forti della certezza dello stipendio, si limitano a precisare.
Bene, Manili della precisazione del Comune di Roma non sa che farsi. Il suo problema è quello di ottenere il diritto al lavoro e di onorare i prestiti familiari e quello bancario a cui si è rivolto per trovare lavoro da solo. Non ha chiesto tutele sociali, cassa integrazione o sussidi: ha semplicemente richiesto all’Amministrazione che gli ha ritirato ingiustamente la licenza del suo taxi di restituirgliela per farlo lavorare.
Ma oltre ai travet che di solito perdono tutti i ricorsi del Campidoglio (dalle quote rosa sino all’ordinanza sui cortei), ciò che stupisce è il silenzio della politica. Il caso Manili Affaritaliani.it lo ha segnalato direttamente alla segreteria del sindaco Alemanno, e ciononostante, il primo cittadino di Roma si è ben guardato dall’affrontare il problema. Alla segnalazione è stato replicato che il sindaco è troppo impegnato nella campagna elettorale per la sua ri-candidatura.
Ai lettori le opportune considerazioni sull’importanza che i politici danno ai singoli cittadini. Gli stessi ai quali in campagna elettorale chiedono il voto. Il silenzio di Alemanno è una condanna per un uomo che chiede solo il diritto di lavorare.
