di Patrizio J. Macci
Sono destinati a diventare il doppio più famoso nella storia dell’editoria italiana, il romanissimo Adriano Panatta star del tennis degli Anni Settanta-Ottanta – figlio del custode del Tennis Club Parioli- insieme all’attore genovese Paolo Villaggio.
Questa volta i due fuoriclasse hanno impugnato la penna per raccontare il sodalizio amicale che li lega da trent’anni, in uno smilzo libretto dal titolo “Lei non sa chi eravamo noi” (Mondadori editore), dove narrano le loro peripezie estive in giro per l’Italia fino all’approdo al teatro mondiale del tennis. Il magico campo centrale di Wimbledon nel 1979.
In quegli anni Paolo Villaggio è sullla cresta dell’onda, ha creato il personaggio di Fantozzi. I volumi che raccontano le gesta del suo eroe sono stati tradotti in decine di lingue, sono poche le persone che non riconoscono il suo volto quando gira per strada. Adriano Panatta ha già vinto gli Internazionali d’Italia e ha trionfato sulla terra di Parigi, dove ha sconfitto per ben due volte “l’orso svedese” Bjorn Borg; al suo palmares manca solo il verde dell’erba di Wimbledon.
Sono avventure fantozziane quelle raccontate da Panatta dove i caratteristi delle gag sono personaggi del calibro di Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Nicola Pietrangeli. Tre pezzi da novanta in fatto di celebrità che arrivano a sfidarsi in una fantasmagorica partita di tennis al Country Club di Portorotondo in Sardegna, la parola d’ordine è non far perdere l’incazzosissimo “mattatore” del cinema italiano nella maniera più assoluta.
E via con il racconto di mangiate pantagrueliche, incontri fortuiti con personaggi improbabili, truffe fatte e subite, scambi di persona dove vengono coinvolti i rispettivi familiari sempre all’oscuro di quello che sta per accadere. Fino al finale epico, nel 1979 a Wimbledon, quando Adriano Panatta potrebbe mettere il suggello definitivo alla sua carriera trionfando sull’erba. Villaggio è in Inghilterra e riesce a spacciarsi per suo allenatore con tanto di pass regolare, addirittura gioca una partita con i “tre moschetteri” di Francia. Ruba un paio di scarpe sportive al signor Lacoste in persona. È in questa circostanza che nasce l’idea del mitico congiuntivo fantozziano “batti lei?”. Il tennista italiano racconta per filo e per segno la genesi di una delle gag più gettonate nella storia del cinema italiano, destinata a deformare l’uso dei tempi verbali nel linguaggio parlato di tutti i giorni.
Villaggio improvvisamente deciderà di abbandonare l’isola e di lasciare il tennista italiano al suo destino L’incanto è rotto, tutti sanno come si concluderà la vicenda. Chi lo ha dimenticato può rinfrescarsi la memoria in maniera frizzante. A Panatta è rimasto il rimpianto di una finale mai raggiunta, ma della quale ora conosciamo per la prima volta l’irresistibile risvolto comico.
