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Il Tribunale della vergogna. I bagni chiedono giustizia

Il Tribunale della vergogna. I bagni chiedono giustizia
L’INCHIESTA. Dal 2013 ormai manca la carta igienica. Viaggio ai limiti dell’igiene nelle palazzine A e B di piazzale Clodio. Migliaia di persone ogni giorni e pochi servizi, sporchi, fatiscenti e guasti. E nel “cessi” delle donne c’è chi ha chiuso con la carta i buchi delle serrature

di Valentina Renzopaoli

Sulla carta igienica ormai non ci conta più nessuno: le toghe della Città giudiziaria di Roma si sono abituate a portarsi i rotoli da casa. Ma il dramma vero e proprio è che è diventata quasi un’impresa trovare addirittura un bagno praticabile per soddisfare i bisogni primari. L’emergenza “rotoli e sapone” va avanti due anni, da quando cioè sulle porte delle toilette della cittadella giudiziaria sono apparsi dei foglietti che spiegano in tre righe che non ci sono soldi nemmeno per lo “scottex”: “In attesa degli stanziamenti Ministeriali per il 2013, si pregano i fruitori dei servizi igienici di munirsi delle proprie forniture a partire dal 25 p.v. perché mancherà l’approvvigionamento” si legge nella nota informativa che però non specifica la data del “25 p.v.” a quale mese si riferisca.
Chi il Tribunale lo frequenta abitualmente ormai conosce le regole del gioco, diversa cosa è per i visitatori occasionali che spesso si trovano in seria difficoltà. Sempre che riescano a trovare una toilette pubblica degna di questo nome. Serrature rotte, buchi nelle porte, water inavvicinabili per la sporcizia e l’assoluta mancanza di igiene, come documentano le immagini che Affaritaliani.it ha raccolto durante il sopralluogo.
Nella palazzina A, per capirci quella della notissima Aula Vittorio Occorsio, i bagni destinati al pubblico, migliaia di persone che ogni giorno transitano nelle aule giudiziarie, sono soltanto quattro: due per gli uomini al piano terra, due per le donne al primo piano. Le stato vergognoso è il medesimo. Nelle toilette degli uomini, i cosiddetti “orinatoi” sono inutilizzabili, avvolti in buste di plastica nere, sopra un foglio di carta stropicciato con la scritta “guasto”.
Entrare nel bagno delle donne è un’esperienza quasi mistica: polvere ovunque, vetri delle finestre oscurate da spessi strati di sporcizia, porte rotte, buchi della serratura “attappati” con carta igienica – portata da casa – e bustine di assorbenti, per non parlare del luridume accumulato all’interno e accanto ai water. I bagni riservati ai disabili invece sono chiusi a chiave: chi ha necessità di fare la pipì deve rivolgersi alla stanza numero 20 dove viene autorizzato l’accesso.
Nella palazzina B le cose non sono molto diverse: l’unica variante sta nel fatto che uomini e donne sono mischiati, tutti insieme nelle toilette al piano terra, proprio accanto all’aula 3.