Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Il “vecchio” e il “buco”. La storia sotto accusa

Il “vecchio” e il “buco”. La storia sotto accusa

A leggere gli stralci dell’ordinanza con la quale Manlio Cerroni e i suoi manager, insieme a due dirigenti regionali, sono stati raggiunti dalle ordinanze di custodia cautelare, più che trovarsi di fronte ad una pericolosa associazione a delinquere, sembra di essere di fronte ai prodromi di un processo a 30/40 anni di storia di Roma.
Il “vecchio” Manlio, è un imprenditore  col pallino del business che ha esportato in tutto il mondo, dall’Est Europa, all’Australia e, infine, un profondo credente. Dal 9 gennaio 2013 è anche un potenziale criminale in associazione a delinquere e in affari forse con tutti i politici che si sono susseguito a Roma dal Dopoguerra ad oggi. Già la scorsa estate il tintinnio di manette era nell’aria e l’avvocato lo sapeva. Ragione per cui evitava quanto più possibile di parlare al telefonino e preferiva un appuntamento per il caffè, anche se in ballo c’era il torneo di bocce di Pisoniano.
Ora, se è vero che Cerroni ha fatto affari d’oro con Roma è altrettanto vero che l’intera città e tutta una classe politica che l’ha amministrata ha fatto affari d’oro con “il vecchio”. Già, perché oltre il cieco veteroambientalismo che ha premuto per la giusta  la chiusura di Malagrotta, gli stessi soggetti sono coloro che hanno impedito in tutta la Regione la creazione di impianti moderni per il trattamento dei rifiuti, cosa invece accaduta da sempre nelle virtuose Emilia e Lombardia, dove “gassificare” o “incenerire” è un’abitudine ben vista dalla popolazione.
A Roma e nel Lazio, invece, pur di tenere bassa la tariffa sui rifiuti e di continuare ad usare l’Ama come fabbrica di posti di lavoro, invece di trasformarla in un’azienda efficiente, i politici di professione hanno preferito servirsi dell’Avvocato. Quando poi l’Europa e il buon senso hanno iniziato ad imporre un trattamento dei rifiuti moderno e sostenibile., gli stessi politici invece di programmare lo sviluppo del territorio hanno cavalcato le proteste in cambio di voti. Un po’ ad Albano, un po’ di più nel circondario mefitico di Malagrotta e via di seguito. Non c’è luogo dove a soffiare sulle proteste non si sia stata la politica. In ordine di tempo, basti pensare a Corcolle, dove il Pd ha fatto gran cagnara, sino alla stessa Malagrotta dove sin sono alternati a festeggiare la chiusura Alemanno, Polverini, Zingaretti e Marino.
Oggi Roma è nei guai perché non ci sono impianti per il trattamento della monnezza, come ha più volte ricordato per tutta la campagna elettorale la Federlazio nella quale siede Bruno Landi (ai domiciliari anche lui) e che ha come presidente Maurizio Flammini. E quindi i romani invece che pagare Cerroni ora distribuiscono i soldi in giro per l’Italia pur di liberarsi dei sacchetti di rifiuti. Se Cerroni andrà processato, sarà l’aula in cui salirà sul banco un’intera generazione di politici che hanno fatto più danni dei barbari e pure dei Barberini. Basta guardare dove sono le immondizie, quelle vere. Per Cerroni solo l’amarezza di essere stato arrestato alla venerande età di 87 anni. Lui, che si è posto come unico problema vero il giudizio divino. Il resto erano solo rifiuti e politici in fila alla porta. E chi non c’è andato e solo perché non c’è riuscito.
A proposito, Manlio Cerroni era dalla scorsa estate che chiedeva di essere ascoltato dai giudici. Non l’hanno fatto. Hanno preferito l’arresto.

Fabio Carosi