E’ il profilo Fb delle riflessioni e degli spunti polemici. Roma Domani, una volta a settimana l’anticipazione su affaritaliani.it per fermare il tempo e capire chi fa cosa nella politica romana. Appunto chi fa cosa?
“Per chi vota il consigliere comunale Mino Dinoi? E quale preferenza esprime Alfio Marchini? E Alessandro Onorato, il fiero scudiero del candidato sindaco naïf? Domande non peregrine oggi. E in ballo non ci sono chissà quali scenari della politica capitolina o nazionale. No, il tema è più terra terra e riguarda la Città Metropolitana. Il 5 ottobre si voterà per eleggere il Consiglio metropolitano. Ventiquattro scranni che andranno ad altrettanti sindaci o consiglieri comunali di Roma e degli altri 120 Paesi della sua (ex) provincia.
Solo che il pitagorico sottosegretario Graziano Delrio, papà della riforma degli enti locali più squinternata che si sia mai vista, ha ideato un sistema elettorale piuttosto bizzarro. A votare sono solo i consiglieri comunali, un nutrito esercito di eletti. Ma nel caso delle Città metropolitane il vecchio adagio “una testa un voto” va a farsi benedire.
L’elezione avverrà con il voto ponderato. Senza entrare nel merito del famoso allegato A alla legge Delrio, cerchiamo di farla semplice. Ogni Comune è inserito in una fascia per così dire d’importanza, rapportata al numero della popolazione. Roma è in prima fascia, poi c’è la seconda – con Comuni grandi come ad esempio Civitavecchia e Guidonia – poi la terza e via andando fino all’ultima fascia, dove ci sono i Comuni fino a tremila abitanti. Ogni fascia ha un coefficiente: i voti espressi dagli elettori di ogni singola fascia vanno divisi per tale coefficiente. Morale: un voto di un consigliere comunale di Roma vale nove voti espressi da Guidonia e 200 voti espressi da un Comune di ultima fascia. Per presentare la propria lista ogni partito deve presentare le firme di 100 consiglieri comunali.
Le liste civiche quindi non possono in via pratica presentare alcuna lista e anche partiti come Sel, Ncd o FdI rischiano di rimanere fuori o di farcela per il rotto della cuffia grazie a qualche “aiutino” esterno di partiti più grandi alleati. Facile magari per Sel, più difficile per gli altri: il centrodestra non presenterà una lista unica e andrà diviso con liste autonome per FI, Ncd e FdI. Discorso a parte per il M5S: forte di quattro consiglieri comunali e due sindaci pesanti (Civitavecchia e Pomezia), potrebbero ottenere tre-quattro consiglieri metropolitani. Ma Grillo ha 100 consiglieri comunali nei 121 Consigli dei Comuni della provincia di Roma disposti a firmare per presentare la lista? No. Quindi i grillini potrebbero rinunciare a presentare la lista adducendo come motivazione il fatto che la loro linea politica è l’abolizione totale della Provincia e non la trasformazione in Città metropolitana.
L’assenza di Grillo farebbe scendere dal 4,1% al 3,3% la soglia di sbarramento per ottenere l’elezione di un consigliere metropolitano, per la gioia delle opposizioni, Ncd e FdI in primis. Siccome però si vota col voto ponderato, Roma avrà almeno 11 dei 24 seggi in palio. Gli altri 13 dovranno rappresentare 120 Comuni: logico che la Provincia sarà sottorappresentata. E in molto rimpiangono il sistema elettorale della vecchia Provincia di Roma… A decidere chi siederà nel Consiglio metropolitano saranno le segreterie dei partiti, che tra un coefficiente e una radice quadrata, tra un pigreco e una percentuale, dovranno fare i calcoli per eleggere i propri rappresentanti, cercando di bloccare candidature interne alternative…. Alla faccia della democrazia partecipata…
