In gruppi di 40 – 50 lungo la via Palmiro Togliatti, a Torre Angela, alla Borghesiana attendono dalle 5.30 del mattino, anche in pieno inverno, i datori del lavoro del giorno. Il lavoro nero non solo esiste ancora, ma coinvolge anche nuove categorie sociali, in particolare lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, giovani in cerca di occupazione, padri di famiglia che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese e, soprattutto, ex lavoratori regolari che hanno perso il lavoro negli ultimi due anni.
Zaino in spalla e vari attrezzi di un mestiere che cambia a seconda delle necessità occasionali. Paghe da 20 – 30 euro per lavoretti di uno, due giorni presso ditte di pulizie o traslochi, 50 euro in media la giornata in un cantiere. Senza casco, né alcuna norma di sicurezza. Con crediti che spesso non riescono a riscuotere e fughe improvvisate in caso di controlli o ispezioni. “Che spesso i datori di lavoro conoscono in anticipo”, dicono.
Vite da “schiavi liberi”, come si autodefinisce qualcuno. I più “fortunati” hanno una moglie o una compagna che lavora regolarmente. La maggior parte, però, mantiene così la propria famiglia. “E non voglio che i miei figli mi vedano elemosinare la giornata di lavoro sul ciglio di un marciapiede”.
Questo il quadro che emerge da un’inchiesta della Uil di Roma e del Lazio in collaborazione con l’Eures, che ha monitorato per giorni la piaga del caporalato e realizzato uno studio sul fenomeno attraverso i dati ufficiali, le ispezioni effettuate e un’indagine sul campo. “Nella nostra regione sarebbero circa 50 mila i lavoratori irregolari, di cui 10.201 completamente in nero. Ovvero un decimo di quelli che, stando ai dati del Ministero, sarebbero presenti sul territorio nazionale (104.667). Circa 7 mila soltanto nella Capitale”. “Il condizionale è d’obbligo – spiega il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri – Questi sono i dati ufficiali, emersi dalle ispezioni effettuate. Nella realtà i numeri sono di gran lunga più elevati. Si stima che in Italia siano oltre 3 milioni i lavoratori in nero, di cui circa 250 mila nel Lazio, quarta regione in classifica. Basti pensare che in sole due giornate di monitoraggio sul campo la UIL Lazio ha incontrato oltre 300 lavoratori in nero. Tutti in attesa di qualche privato o ditta per lavorare qualche giorno o anche soltanto qualche ora”.
Sono state 23.691 le aziende ispezionate nel 2012, il 16,4% in meno del 2011. Primi in classifica per mancato rispetto delle normative sulla sicurezza sul lavoro, i cantieri edili: nel 2012, il 58% è risultato irregolare, ovvero 2.318 su 3.966. Oltre la metà delle irregolarità accertate si riferiscono al lavoro nero, con Roma in testa alla classifica. “Il lavoro nero è una piaga dura a morire – continua Bombardieri – soprattutto in un periodo di crisi in cui i cassaintegrati hanno superato nella nostra regione le 50 mila unità e la soglia della disoccupazione giovanile supera il 40%. Basti pensare che molti dei lavoratori in nero incontrati durante la nostra inchiesta sul campo, quasi tutti stranieri, ci hanno raccontato di aver perso il lavoro nell’arco degli ultimi due anni e alcuni di loro, residenti regolarmente in Italia da anni, hanno rimandato nel Paese d’origine le proprie famiglie”.

