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Incatenata contro la mafia ad Ostia. La denuncia: “Vigili proteggono il clan”

“Protesterò fino a quando non verrà alla luce la verità e otterrò giustizia”. Così una anziana lidense che racconta di una storia di vessazioni subite dopo un esposto per abusi edilizi compiuti da una famiglia vicina al clan Spada

E’ tornata a incatenarsi Lucia Salvati la 73enne preside in pensione che già lo scorso anno aveva manifestato di fronte al sindaco Ignazio Marino, per denunciare una lunga serie di omissioni e abusi posti in essere nei suoi confronti e in quelli della sua famiglia da parte di alcuni vigili urbani e dipendenti dell’Ufficio Tecnico di Ostia. Questa volta l’ha fatto davanti alla sede dell’Ansa, in quella che definisce la prima di una nuova lunga serie di manifestazioni che la vedrà coinvolta in altre proteste nei pressi di sedi istituzionali, come ha già fatto in passato, ma questa volta soprattutto presso sedi di organi di stampa, affinché l’assurda vicenda venga alla luce.

Il tutto è iniziato nel 2005, dopo un esposto contro i suoi vicini, per degli abusi edilizi. “Le istituzioni hanno distrutto la mia vita e quella dei miei figli – ha dichiarato la Salvati -. Ci hanno rubato parte del passato, il presente e forse anche il futuro, se non riuscirò a ottenere giustizia. Il tutto per coprire persone in rapporti con il clan Spada di Ostia. Infatti i miei vicini in passato si sono anche  presentati sotto casa a minacciare di morte me e i miei figli con un noto esponente del clan. Ho scritto al presidente del Municipio, al difensore civico, alla procura, dopo aver interessato i vigili urbani e l’Ufficio Tecnico, senza avere avuto alcuna risposta da nessuno. Anzi l’unico risultato sono state numerose denunce contro la mia famiglia. I vigili addirittura denunciarono me per inesistenti abusi edilizi, da cui fui assolta con formula piena, e asserirono di aver già sottoposto a controlli la parte da me denunciata e tutto era risultato regolare. Assolutamente falso. Basta fare un’indagine neanche tanto accurata e studiare le carte per rendersene conto. Sono a disposizione di chiunque voglia verificare di persona per dimostrare ciò che affermo e mi auguro che quei tanti giornalisti con la schiena dritta e propugnatori della libera informazione si facciano carico di sollevare il velo di omertà che finora ha coperto l’intera vicenda e mettere a fuoco la verità dei fatti. Tutto ciò per ottenere quella giustizia che dovrebbe essere normale per chi vive in uno stato di diritto e che cerco da nove anni. Finora c’è chi, facendosi scudo del potere conferitogli da un ruolo istituzionale, ha coperto persone vicine ai clan. Questi individui non possono far parte delle istituzioni e mi auguro che finalmente la magistratura si attivi in tal senso per punire chi sta distruggendo la mia esistenza”..