di Patrizio J. Macci
Se questa storia fosse un film, potrebbe essere interpretato solo da due attori della statura di Totò e Nino Taranto. La classica pellicola in bianco e nero dove un malcapitato paga un prezzo allettante per acquistare una casa, e poi il venditore si volatilizza. E non solo: l’acquirente beffato, continua a versare l’affitto della casa che ha pagato fino all’ultimo centesimo cinque anni fa.
I protagonisti di questa brutta vicenda, che vede come vittima un romano di settant’anni il signor E. C., invece esistono in carne e ossa. Sono l’Ater del Comune di Roma (ex IACP), il Demanio, e il Comune di Roma. Ecco i fatti.
Nel 2008 l’affittuario di un’abitazione dell’Ater del Comune di Roma scopre di poter acquistare la casa in cui è vissuto per mezzo secolo: ne ha diritto per legge, la casa gli è stata assegnata per la sua condizione giuridica di profugo nel 1955. Una norma prevede il diritto di “riscatto” nel caso in cui nella casa risieda l’assegnatario originale. L’abitazione di cui stiamo parlando, appartiene a un pugno di case costruite a totale carico dello stato per i profughi a metà degli Anni Cinquanta.

Il quartiere dove è situata, ora porta il nome di S. Giorgio di Acilia, ma originariamente era stato denominato Villaggio Giuliano. Qui avevano infatti trovato un tetto prima alcuni profughi Giuliano-Dalmati nel 1955, e in seguito diversi italiani provenienti dalla Libia. Per loro era stato edificato un nucleo di case (mini appartamenti in metrature ridotte, una media di quaranta metri quadri senza ascensore) dove ospitarli. Il signor E. ha le carte in regola per effettuare l’acquisto: rientra nei parametri previsti e ha sempre pagato regolarmente l’affitto. Comprare quella casa significherebbe coronare il sogno di una intera vita: li è vissuto, e forse vorrebbe anche morire. Presentata tutta la documentazione, viene convocato presso la sede dell’Ater per pagare interamente il valore dell’alloggio (una somma non elevatissima, si tratta di una casa edificata oltre mezzo secolo fa con materiali estremamente economici in un quartiere “ultrapopolare”). Il prezzo è conveniente anche considerando lo stato di vestustà dell’immobile e la collocazione, perché nella determinazione finale del prezzo è prevista la sottrazione delle mensilità pagate nel corso degli anni. Ma è sempre una cifra notevole per un anziano signore che vive esclusivamente della propria pensione, e che non se la passa più tanto bene dal punto di vista fisico. Ha settant’anni e ha subito già svariati interventi chirurgici, la vita quotidiana per lui diventa ogni giorno più difficile. Praticamente investe tutti i risparmi che ha in banca nell’operazione. Il Demanio dovrebbe fornire l’appoggio tecnico all’operazione, possiede i documenti tecnici di quella casa, è nella loro sede che dovrebbe svolgersi l’atto finale. Effettuata la transazione al signor. E. C. viene anche assegnato il notaio per la stipula dell’atto di cessione dell’alloggio. Da questo punto in poi spariscono tutti. Il signor E. non riceve più alcuna comunicazione. I mesi e gli anni passano senza che nessuno si degni più di inviargli una lettera. Il signor E. comincia a scrivere lettere alla Regione, al Comune, al Demanio. Ottiene come risposta un perverso gioco a rimpiattino tra i tre attori della vicenda: l’Ater, il Demanio e il Comune di Roma. Ognuno scarica la responsabilità sull’altro. E’ in questa fase (cinque anni dopo) che casualmente abbiamo incrociato il suo dramma. Provando a riavvolgere il filo del gomitolo burocratico, l’Ater ci ha immediatamente risposto – per bocca del suo presidente – che ha inviato tutta la documentazione al Comune di Roma perché quelle abitazioni ora sono di loro competenza. Ma comunque per loro nulla era di ostacolo alla transazione.
L’ente continua a sbollettare l’affitto, solamente perché non è stato formalizzato l’atto di acquisto. Il Demanio si è premurato di affermare che doveva essere un testimone silente del rogito, e che al momento non ha alcuna possibilità di sbloccare la vendita. A questo punto rimane il Comune di Roma, l’unico che non ha mai dato una risposta in merito. Non si è mai degnato di rispondere su quella che si è trasformata nell’appropriazione indebita dei risparmi di un cittadino, che vorrebbe semplicemente entrare in possesso della casa che ha pagato prima di morire.
Affaritaliani.it ha ricevuto copia della documentazione ed è pronto ad esibirla ad ogni richiesta del Comune. Visto che probabilmente sarà andata persa in qualche cassetto.
