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IPSE DIXIT – Parola di romano… firmato Giulio Andreotti

IPSE DIXIT – Parola di romano… firmato Giulio Andreotti

«Non basta avere ragione: bisogna avere anche qualcuno che te la dia»

Andreotti aveva capito tutto molto prima dell’arrivo dei social, dei talk show permanenti e della politica trasformata in una gara di percezioni. Una frase apparentemente cinica la sua , in realtà quasi una piccola teoria del potere. Perché la ragione, da sola, è una moneta che spesso non ha corso legale. Serve qualcuno che la riconosca, la accrediti, possibilmente la ripeta.

In politica funziona da sempre così. Puoi avere i numeri, gli argomenti, perfino i fatti. Ma se nessuno li racconta, se non diventano consenso, se non trovano una platea disposta ad ascoltarli, rischiano di valere quanto una sentenza scritta e lasciata nel cassetto.

Oggi il meccanismo si è semplicemente velocizzato. Non basta più convincere il Parlamento o il proprio partito: bisogna convincere televisioni, giornali, piattaforme, follower e quella misteriosa entità chiamata “opinione pubblica”, che cambia umore con una rapidità sconosciuta alla Prima Repubblica.

Andreotti, che della politica conosceva corridoi, retrobotteghe e geometrie meglio di molti architetti, aveva intuito una regola eterna: tra essere nel giusto ed essere riconosciuti come tali c’è di mezzo il potere di costruire consenso. E forse il paradosso contemporaneo è persino più feroce. Una volta bisognava trovare qualcuno che ti desse ragione. Oggi, con un algoritmo ben disposto, qualche migliaio di account e una buona dose di sicurezza, si può perfino tentare l’operazione inversa: trovare prima quelli che ti danno ragione e preoccuparsi dei fatti soltanto dopo.

Andreotti avrebbe probabilmente sorriso. Senza mettere like.