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Isolato dal mondo e lettere censurate. Per Carminati le celle dei boss mafia

Isolato dal mondo e lettere censurate. Per Carminati le celle dei boss mafia
massimo carminati 02
Disposto il regime carcerario del 41 bis, il cosidetto “carcere duro”, per l’ex terrorista nero e personaggio considerato al vertice di “Mafia Capitale”. La richiesta del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone approvata dal ministro della Giustizia Andrea Orlando
Isolato dal mondo e lettere censurate. Per Carminati le celle dei boss mafia

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha disposto il regime di 41 bis per Massimo Carminati, personaggio considerato al vertice di “Mafia Capitale”. A chiedere al ministero della Giustizia l’applicazione del carcere duro per l’ex esponente dei Nar era stata la Procura di Roma che sta coordinando l’indagine “Mondo di Mezzo”.
Carminati è attualmente detenuto nel carcere di Tolmezzo in provincia di Udine dove è stato trasferito nei giorni scorsi per motivi di sicurezza, ora dovrà essere spostato in uno degli istituti in cui sono reclusi i detenuti in regime di 41 bis. L’iter spedito per l’applicazione del “carcere duro”: giunta in via Arenula la richiesta la richiesta del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, il Dipartimento amministrazione penitenziaria ha compiuto l’istruttoria nel giro di pochissimi giorni.

Nel frattempo il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha avviato messo sotto indagine il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti dei mercati, dei ristoranti e dalle mense nel comune di Roma affidati al Consorzio Nazionale Servizi e alla Cooperativa Edera, riconducibili alla galassia delle società di Buzzi, il presunto socio in malaffari di Massimo Carminati.
Nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale infatti era finito agli arresti domiciliari Franco Cancelli della cooperativa Edera: a Cancelli è contestato di aver turbato un gara di appalto indetta da Ama Spa per l’affidamento del servizio di raccolta differenziata porta a porta presso le attività di ristoro e mense di Roma Capitale, per un importo complessivo di quasi 13 milioni di euro.
L’appalto vede chiamato in causa anche il consigliere regionale Eugenio Patanè. La richiesta di denaro per il politico, arriva da Franco Cancelli, della cooperativa Edera, per “pilotare” la gara sullo smaltimento dei rifiuti: “Il 16 maggio 2014 – annotano gli investigatori dell’Arma – veniva intercettato un dialogo nel corso del quale Buzzi informava i presenti circa la richiesta di 120.000 euro avanzata da Patanè. Buzzi si mostrava restio: ‘A Panzironi che comandava gli avemo dato il 2 virgola 5 per cento, 120 mila euro su 5 milioni… mo’ damo tutti sti soldi a questo?’”. Poi però ci ripensa, spiega che “martedì incontro Patanè e una parte dei soldi io comunque gliela darei, gliela incomincerei a da’, quando vado all’incontro gli dico già i 20 te li ho dati”. E dieci giorni dopo, di fronte all’ennesima richiesta sbotta: “Gli abbiamo dato 10 mila euro per carinerie e lì finisce, non gli diamo più una lira”.