E’ bene che i cittadini leggano, che il presidente della Roma, James Pallotta prenda appunti e che il Campidoglio suoni la sveglia all’Ufficio Legale. L’Associazione Italia Nostra sceglie la formula elegante per la sua dichiarazione di guerra contro il nuovo stadio di Tor di Valle, approvato nell’oscurità della notte tra mercoledì 3 e giovedì 4 settembre da una riunione simil carbonara dei maggiori azionisti del Campidoglio.
La minaccia è contenuta nell’ultima riga del comunicato con il quale Italia Nostra denuncia il velo di riservatezza che aleggia intorno alle decisioni del Comune, nel quale si chiede: “Perché tanta fretta nel decidere, visto che la certezza di poter utilizzare l’area si avrà solo a dicembre con la verifica di tutta la situazione debitoria della fallita società di gestione dell’Ippodromo?”.
E poi la polemica sul Pd che si riunisce in tarda sera e dà il via libera, al quale segue un’altra riunione notturna dei capigruppo del Consiglio Comunale. Scrive con durezza l’associazione: “Cambiano i Sindaci e gli eletti in Campidoglio, ma continuano a non essere rispettati i diritti all’informazione e alla partecipazione dei cittadini romani, diritti di cui usufruiscono da anni gli altri cittadini europei. Sindaco e Giunta decidono sulla ‘pubblica utilità’ di tutta l’operazione edilizia che riguarda lo stadio a Tor di Valle. Sono stati informati e consultati solo i capigruppo dell’Assemblea Capitolina. La città ignora quasi tutto sulle molte incognite del progetto su cui mancano ancora le risposte”.
“Italia Nostra Roma – prosegue il comunicato – ne aveva elencate alcune tra le quali il problema della proprietà dello stadio che non veniva mai fuori. Solo ieri si è saputo che la AS Roma dovrà pagare per utilizzarlo e si sta cercando di ottenere almeno qualche garanzia perché non perda anche questo diritto con l’opposizione un po’ fuori delle righe di Mister Pallotta. Le torri/grattacielo continuano ad essere oggetti misteriosi. Non si trovano da nessuna parte nelle cartografie della ‘Casa della Citta’ né appaiono tanto meno sui giornali. Dove si collocheranno? A quanta distanza dallo stadio e dal maleodorante depuratore che non viene anch’esso mai nominato? Il parco, più grande di Villa Borghese, promesso sul Tevere dove si prevede visto che l’area non è certo così vasta da poterlo contenere?”.

Seguici su
IL CASO. L’Associazione stigmatizza il malcostume delle approvazioni notturne: “Cambiano i sindaci e gli eletti ma continua ad essere calpestato il diritto all’informazione”. E avverte: “Perché tanta fretta? La verità sul fallimento della società dell’ippodromo si saprà a dicembre”
