Per uno che è americano c’è voluto davvero poco perché si ambientasse a Roma. Ed è così che nell’ultima notte di calcio svendite, James Pallotta mette a segno il colpaccio: convincere i tifosi giallorossi che la “sua Roma” è davvero una squadra che lotta per lo scudetto e non la rometta di un tempo.
In piano dibattito politico-sportivo sul “suo” stadio di Tor di Valle ha messo in campo 1,3 milioni di euro con Mapou Yanga-Mbiwa e una promessa: se la Champions andrà come progettato, a gennaio arriverà persino Adrien Rabiot. In un colpo solo ha cancellato dalla mente dei tifosi (che poi votano alle Comunali) l’atroce pensiero che il “suo “stadio sia un business provato e non della società. Insomma, Pallotta alla Roma Holding ci tiene e spende quasi 17 milioni di euro per la campagna acquisti dell’anno e quindi chi si mette contro lo stadio si mette contro il grande progetto di una “grandissima” Roma.
Detta così sembrerebbe la parabola di un democristiano dei tempi migliori: “Presento un progetto, do la disponibilità a modificarlo, negozio tratto e poi quando si accorgono che l’asset “nuovo stadio” non è nella pancia della società che ci dovrà giocare (ma che anzi, dovrà pagare un canone per avere la copia delle chiavi) mi sposto subito dalla parte dei tifosi e li convinco che il sono il “bene della Roma” e chi è contrario a questa dirigenza che vede e prevede di spostare l’asse del calcio italiano dal nord al centro, è “il male della Roma”.
Perché sia chiaro: se la Giunta Marino si mette di traverso e non dichiara il progetto di “interesse pubblico”, si mette contro metà della città pallonara, quella numericamente più interessante e che vede nella squadra una fede e una speranza. Diciamocelo con chiarezza e onestà: Pallotta non si tocca perché è la Roma. Anche se poi la Roma per entrare nello stadio del finanziere dovrà pagare un canone. Tanto paga pure all’Olimpico e nel bilancio della società e della maglietta che rappresenta non finirà tra i beni a garanzia dei giocatori ma tra i costi.
Una domanda: ma gli impianti delle società di Baseball negli Stati Uniti sono costruiti con identico business plain o l’americano a Roma ha trovato l’America?
Fabio Carosi
