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L’accusa: “Cucchi pestato in cella”. Medici ed infermieri coprirono agenti

Nel 2009 Stefano Cucchi morì sei giorni dopo essere stato arrestato. Geometra 31 era stato trovato in possesso di alcuni grammi di hashish, cocaina e per questo processato per direttissima. Si presentò in aula con evidenti ematomi, ma dopo l’udienza le condizioni di Cucchi peggiorarono ulteriormente fino alla morte. Sul banco degli imputati anche i sanitari che prestavano servizio in ospedale

Era il 24 marzo 2011 quando si aprì il processo per la morte di Stefano Cucchi. Il 31enne era morto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini, sei giorni dopo esser stato arrestato. Dopo oltre due anni e 38 udienze il procedimento per la morte del giovane geometra romano entra nella sua fase conclusiva.

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Gli imputati sono 12 tra medici ed infermieri che ebbero in cura Cucchi, nonché tre agenti penitenziari. Lesioni aggravate, abuso di autorità nei confronti di arrestato, falso ideologico, abuso d’ufficio, abbandono di persona incapace, rifiuto in atti d’ufficio, favoreggiamento, omissione di referto, sono i reati contestati, a seconda delle singole posizioni processuali, agli imputati dai pm.
In particolare gli agenti penitenziari – Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici – sono accusati di lesioni aggravate e di abuso d’autorità per aver, secondo l’accusa, il 16 ottobre del 2009 picchiato Cucchi nelle camere di sicurezza del tribunale in attesa dell’udienza di convalida. Non solo gli agenti avrebbero anche sottoposto il 31enne stante “le continue lamentele, a misure di rigore non consentite dalla legge per farlo desistere dalla reiterate richieste di farmaci”.
Al banco degli imputati i sei medici – Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti, Flaminia Bruno- e i tre infermieri – Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe – dell’ospedale che in sostanza avrebbero coperto le posizioni degli agenti penitenziari. Falso ideologico e abuso d’ufficio sono contestati a un medico e al direttore dell’ufficio detenuti per aver scritto cose non corrispondenti al vero nella cartella clinica di Cucchi relativamente alle sue condizioni generali di salute facendolo ricoverare in una struttura per pazienti non acuti, stabilizzati e non con politraumatismi come nel suo caso.
Sempre secondo l’accusa, gli altri medici e i tre infermieri, “dal 18 al 22 ottobre abbandonavano Cucchi incapace di provvedere a se stesso”, omettendo anche “di adottare i più elementari presidi terapeutici e di assistenza”. Questi, tra l’altro,  omettevano “volontariamente di adottare qualunque presidio terapeutico al riscontri di valori di glicemia ematica pari a 40 mg/dl, rilevato il 19 ottobre, pur essendo tale valere al di sotto della soglia ritenuta dalla letteratura scientifica pericolosa per la vita, neppure intervenendo con una semplice misura quale la somministrazione di un minimo quantitativo di zucchero sciolto in un bicchiere d’acqua che il paziente assumeva regolarmente, misura questa idonea ad evitare il decesso”.
Lunedì in aula ad assistere alla requisitoria dei pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy presenti Ilaria e Giovanni Cucchi e Rita Calore, rispettivamente sorella, padre e madre di Stefano, tutti costituitisi parte civile nel processo cosi come il Comune di Roma e Cittadinanzattiva Tribunale per i diritti del Malato.