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L’ACCUSA. L’Italia è in mano a gente incapace

dal nostro inviato
Fabio Carosi

MALINDI (Kenya)  – Com’è l’Italia vista da 9 mila chilometri di distanza? Risposta semplice e terrificante. Parola di Giovanni Rinaldi, un imprenditore che è andato via per cercare fortuna in Africa, il Belpaese “è in mano a gente incapace, 5-6 mila persone tra politici e manager che dovrebbero andare subito a casa”.
Con i piedi all’equatore, lo Stivale un tempo era una sorta di regno dei nababbi. Per Rinaldi che però ha mantenuto un collegamento con le sue origini con la gestione “da remoto” del centralissimo bar La Suite di Cortina d’Ampezzo, la crisi italiana è causata da un “regime fiscale assurdo e dal costo del lavoro che assorbe nove decimi del fatturato. Per non parlare della burocrazia con l’aggravante che a Cortina basta cambiare monte ed entrare in Austria per vedere la differenza.
E Malinidi e l’Africa? Tutto più semplice?
“Questo è un Paese che ti accoglie, che ti viene incontro. La pressione fiscale è al 30 per cento sugli utili ed è tutto detraibile un po’ come all’americana. Il Kenya in particolare è al centro dello sviluppo dell’intera Africa e ora il Governo è anche superstabile”.
E la burocrazia?
“Prenda bene appunti: per una concessione edilizia occorre un mese. Ripeto, un mese non tre anni come in Italia. Per avere una relazione del ministero per l’Ambiente su un progetto bastano 3 mesi. Capisce? Tre mesi…”.
E il credito?
“Io ricevo almeno una telefonata a settimana di banche che mi offrono denaro. Si regoli lei?
E Quanto costa acquistare credito?
“I tassi sono in torno al 7 per cento”.
E se qualcuno vuole venire a cercare fortuna? È complesso?
“Ad oggi è semplice: basta avere un’idea e depositare su un conto l’equivalente di 100 mila euro. Poi si può iniziare a lavorare”.
C’è spazio per gli immigrati dall’Europa?
“Guardi: tra Mombasa, Nairobi e la costa c’è grande fermento e richieste di personale. Chi ha un mestiere vero in mano trova porte aperte. C’è bisogno di tecnici informatici, di idraulici, falegnami, agronomi e periti e persino i giornali, se anche lei volesse farci un pensiero, sono in grande espansione. Il Kenya è in grande espansione e ha bisogno di aumentare la produzione soprattutto dell’agroalimentare: qui si fanno due raccolti l’anno”.
Sembra l’Italia degli Anni ’60…
“Sì, chi vuole lavorare ed è capace qui si può trovare benissimo”.
La diplomazia italiana ha colto l’opportunità?
“Il nuovo ambasciatore è un a grande speranza. Chi c’era prima non era all’altezza di fornire i supporti necessari alle imprese. Pesi che il presidente della Trevi ho dovuto accompagnarlo io dai ministri. Qui per parlare con i vertici dello Stato, se si è accreditati basta una telefonata”.
Riceve richieste di aiuto dall’Italia?
“Almeno dieci richieste a settimana di persone che non hanno più lavoro e vorrebbero trasferirsi”.
Ma se qualcuno che legge quest’intervista vuolesse contattarla come deve fare?
“Semplice, basta cercare Green Malindi su Facebook”.