di Alfredo Ferrari *
Né merito del posizionamento strategico, né della validità della politica industriale. I ricavi consolidati di Acea SpA crescono perché l’azienda ha scelto di vendere il ramo del fotovoltaico e perché ci sono le plusvalenze relative allo scioglimento della joint venture con GdF Suez Energia Italia.
Questo è quello che il management della quotata omette quando commenta il bilancio consolidato del 2012. Così come non precisa che su 513mln di euro di investimenti 113mln vanno per l’acquisto della sede aziendale. Da segnalare, inoltre, il decremento della vendita di energia e gas, mentre sparisce la produzione con sistema eolico. La crescita, invece, del margine operativo lordo dell’idrico risente fortemente dei conguagli tariffari. Dov’è, allora, il valore aggiunto che la strategia dell’attuale management avrebbe dovuto portare alla quotata?

Quel che appare, in realtà, è una miopia della politica aziendale – soprattutto se si considera la scelta di rinunciare alla produzione di energia pulita – accompagnata da atti contraddittori. Infatti, se da una parte si vende il fotovoltaico per incassare 102,5mln di euro, dall’altra si motiva l’operazione di repowering fatta sulle centrali idroelettriche di Salisano e di Orte come un’azione volta ad “aumentare il contributo delle fonti rinnovabili alla generazione di energia elettrica”.
Infine, lascia perplessi la troppa somiglianza fra l’anticipazione sui dividendi (circa 70mln) che Acea ha fatto a Roma Capitale – anticipazione fondamentale per permettere al Comune di approvare il bilancio previsionale 2013 – e i crediti restituiti adesso dal Campidoglio alla società: un ammontare di circa 65mln di euro che consentono al circolante netto di crescere. Insomma, il dubbio che si tratti di una partita di giro per salvare capra e cavoli è lecito.
Il quadro, insomma, non è confortante: da un lato c’è il sindaco Alemanno, rappresentante del socio di maggioranza, che non è stato in grado di dare le giuste linee guida all’azienda; dall’altro abbiamo un management che ha tarato il proprio agire di volta in volta, puntando su interventi tampone. Se a ciò si aggiunge che dal 10 aprile verranno meno le funzioni ordinarie dell’Assemblea Capitolina, organo di indirizzo e controllo, procedere al rinnovo delle cariche societarie il 15 aprile risulta quanto meno inopportuno.
* Vicepresidente della Commissione Bilancio del Comune di Roma
