L’addio di Lionello Cosentino ricorda un po’ i Promessi Sposi. Tanta l’amarezza che emerge dalla fine di un’avventura spezzata dall’inchiesta Mafia Capitale alla quale è seguito il commissariamento del partito. Scrive in una lettera indirizzata agli iscritti: “Per quello che mi riguarda, a chi interessa, voglio dire che non sono implicato nelle indagini e non temo nulla. Non ho niente, ma proprio niente, a che fare con la corruzione e i reati di cui si parla. Chi mi vuol bene, lo sa già. Agli altri dico: ‘State tranquilli’. Sono una persona onesta, e lascio la politica povero come ci sono entrato. Vado quindi in pensione. Esattamente una panchina ai giardinetti, con un buon libro in mano. Ai compagni di Monte Mario, il mio circolo, dico: ‘Se serve un volantinaggio, ci sono. Fatemi un fischio’”.
E a proposito dell’inchiesta: “”Quello che emerge da questa inchiesta è terribile, indegno. Il sistema di potere di ex terroristi neri e di banda della Magliana, creatosi ai tempi della Giunta Alemanno, si è infiltrato nella vita amministrativa della città e nella politica, lambisce noi, esercita il suo potere di corruzione. Tutto ciò va spazzato via, e ringrazio la magistratura per il lavoro che fa. Non ci sono santuari da difendere: sia fatta, su tutto, chiarezza. In questa situazione, non avrei avuto la forza, da solo, di restituire fiducia al partito. Serviva, è servito un intervento nazionale. Orfini è giovane, bravo, autorevole. Ci aiuterà”.
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