L’autunno di Roma ha i colori della politica. Cadono foglie e cade sempre più l’attenzione nei confronti del Campidoglio. Eppure c’era una speranza di cambiare dopo 5 anni di giunta Alemanno, di scandali, di sprechi e parenti promossi e poi sogni deliranti di radere al suolo Tor Bella Monaca o di fare un gran premio tra le vie dell’Eur.
Poi le elezioni hanno cambiato le carte in tavola. Ignazio Marino ha vinto perché metà della città non è andata a votare. La stessa città del non voto che oggi diventa sempre più grande.
E’ bene che il sindaco si affidi a sistemi moderni di analisi mass mediologica, invece che a qualche intuizione dei soliti guru. Affaritaliani.it monitora costantemente il numero delle pagine visitate e gli utenti unici, cioè coloro che entrano nella cronaca di Roma e sfogliano gli articoli e apprezzano le immagini. Il dato notevole degli ultimi due mesi è un velocissimo quanto inarrestabile processo di disaffezione ai temi della politica e stavolta non per colpa degli ex grillini ora M5S e del diagramma degenerativo dell’antipolitica, ma perché – spiace dirlo – chi governa la Capitale d’Italia conta poco o nulla. Non che non abbia potere, sia chiaro, il sindaco di Roma è pur sempre un ministro in più e muove i fili di una città che per complessità è unica al mondo.
A non avere nessun effetto sulla vita dei cittadini, sulle emergenze e sui bisogni primari e quindi a non contare nulla nel quotidiano dei romani, è la politica del Campidoglio. Dall’inizio dell’estate, a parte la vicenda spot dei Fori Imperiali, non c’è un atto significativo il cui impatto abbia influito in maniera concreta sul quotidiano della città. Niente di niente e forse neanche un progetto complessivo. Sinora si è solo assistito ad una serie di teatrini: le nomine, le consulenze, le spese e il bla bla bla ossessivo sui “si dovrebbe fare”, come se un’intera giunta comunale fosse alla disperata ricerca di qualche soggetto in grado di fare.
Se poi guardiamo l’opposizione il teatro diventa satira cittadina. L’ottimo esordio della capogrupo del Pdl, Sveva Belviso, in veste di cantante della tante parole che la Ignazio Marino&Associati dispensa da mesi, è diventato una specie di comica in piena piazza michelangiolesca, con veri consiglieri impegnati in un’assemblea pubblica finta. E poi i toni della critica, sempre più orientati alla fuffa, quell’invenzione romana che parte dal vuoto pneumatico e finisce nel nulla siderale. Inafferrabile, come gli atti della Giunta Marino.
Riepilogando: forse Marino non ha ben chiaro che a Roma ci sono alcune emergenze che chiedono risposte e niente chiacchiere: lavoro e casa. Poi qualità dei servizi e il ritorno alla speranza di un futuro. Sinora abbiamo assistito alla fuffa, motivo per cui si scrive Comune di Roma o Ignazio Marino e i lettori calano. É l’autunno, e poi viene l’inverno.
Fabio Carosi
