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Comune, ordine nei conti. Ma l’Atac è un incubo

Comune, ordine nei conti. Ma l’Atac è un incubo
ignazio marino
L’ANALISI. La manovra presentata dall’assessore Scozzese vale 222 milioni e sancisce la fine dell’emergenza dei conti e una boccata d’ossigeno per i Municipi. Tra bilancio comunale ordinario, gestione straordinaria del debito e patrimonializzazione di aziende partecipate si innesca però un ulteriore indebitamento

di Lucio D’Ubaldo

Il merito di Silvia Scozzese può essere rintracciato nella capacità di mettere in ordine, senza clamore e con pazienza, i tasselli scombinati del puzzle finanziario capitolino. Attorno a lei, tra le stesse fila dell’opposizione, si vanno registrando da tempo positive valutazioni che, in genere, non sono facili da raccogliere nell’ambiente ipercritico e disincantato di Roma. Viene quindi spontaneo riconoscere che al suo nome si lega oramai l’unico soft power della compagine mariniana.
L’assestamento di bilancio ha permesso all’assessore di squadernare i fatti della sua gestione. Ieri è stata la prova del fuoco, davanti alla Commissione consiliare di merito, per avvalorare la credibilità del lavoro svolto in questi mesi. La manovra ha un valore di 222 milioni e getta le basi per una programmazione di impegni futuri all’insegna di maggiore ottimismo. Come sempre, per la complessità di lettura degli aggregati contabili, l’opinione pubblica è indotta a cogliere solo il brusio di fondo di un messaggio volutamente sintetico, stavolta finanche generoso e rassicurante.
“Con l’assestamento di bilancio odierno – ha dichiarato l’assessore – si chiude definitivamente un’era e se ne apre un’altra”. In sostanza, dopo accurata manutenzione dei vari capitoli di spesa, si esce dal quadro dell’emergenza. Un piccolo miracolo, chissà quanto solido, che autorizza a maliziare sui tanti allarmi e le tante denunce del bizzarro noviziato del Sindaco Marino, con il noto accanimento sulla immensità degli errori e delle nadce piene del passato. Come è possibile, allora, che una manciata di settimane o poco più sia stata sufficiente a raddrizzare i conti per i quali emergeva una cupa disperazione degli amministratori insediati nel 2013? Qualcuno dovrebbe spiegarlo.
Entriamo nei dettagli. Si tratta di un assestamento che organizza con qualche anticipo sui tempi la pulizia, in verità imposta dalla legge di stabilità 2015, rispetto alle dubbie partite incagliate nelle pieghe di bilancio. Con ciò il fondo di svalutazione crediti, rimpinguato con oltre 76 milioni per “coprire” i mancati introiti di multe e accertamenti Imu, arriva infine a 1 miliardo e 300 milioni: una somma davvero imponente che fotografa l’entità dei rischi potenziali cui s’intende doverosamente mettere argine. Di fatto il riordino è ottenuto con il concorso del governo, vista l’attenuazione sensibile del patto di stabilità e la conseguente liberazione di risorse (150 milioni) utilizzabili in termini di spesa corrente. Ne traggono anzitutto vantaggio i Municipi, come è noto da tempo in difficoltà sul fronte della manutenzione ordinaria (strade, scuole, ecc.) e della spesa sociale (assistenza agli anziani, sostegno ai disabili, ecc.). Strano, tuttavia, che senza battere ciglio i Presidenti di questi organismi istituzionali abbiano approvato all’inizio dell’anno un bilancio preventivo comunale destinato a lasciare insoddisfatte molte esigenze primarie.
Invece si palesa purtroppo, in questa manovra di assestamento, un eccesso di creatività contabile laddove nella triangolazione – non facile da decifrare e meno ancora da spiegare – tra bilancio comunale ordinario, gestione straordinaria del debito e patrimonializzazione  di aziende partecipate (Atac) si scorge l’innesco di un ulteriore indebitamento, addossato alla gestione straordinaria, su cui effettivamente servirebbe accendere tutti i riflettori. Il commissario Varazzani, prodigo all’occorrenza di comunicazioni inzeppate di cifre, avrebbe l’onere di spiegare se esistono rischi di questo tipo. Al momento si è limitato a dire che la sua “cassa” non può farsi carico, in base ai limiti fissati dalla legge, di situazioni debitorie susseguenti alla data del 2008 ricavabili dai bilanci disastrati delle aziende locali. Ma se si manipolano – qui sta il punto – le partite antecedenti al 2008?
Insomma, qualora si nascondono debiti nuovi e al tempo stesso si tiene bassa la leva degli investimenti, il quadro di bilancio risulta offuscato da una nebulosa di accomodamenti privi di valore innovativo. In questo senso, all’assessore Scozzese non andrebbero lesinate domande per capire fino in fondo il significato di una correzione di bilancio ben presentata, ma certo ancora gravida di dubbi. In mancanza di una coraggiosa razionalizzazione delle entrate e delle uscite, le finanze capitoline continueranno a riproporre periodicamente i segni della loro insanata fragilità. Tutto il fronte dei trasporti, ad esempio, appare consegnato a una improvvida distrazione. Allora bisogna alzare il tono della riflessione e del confronto politico approfittando del passaggio in Aula consiliare e in vista della successiva presentazione, a cavallo dell’anno, del bilancio 2015
Roma non può accontentarsi di vivere alla giornata.