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Roma

di Patrizio J. Macci

Neanche un centesimo delle monete che ricevono dalle mani dei pendolari distratti sui vagoni della metropolitana, dai turisti rapiti dalla bellezza della Città Eterna finisce nelle loro tasche oppure è utilizzato per la cura la pulizia e il sostentamento di questi esseri umani. Se non hanno bucato il vostro campo visivo con le loro orribili mutilazioni, oppure se li avete visti deambulare per le strade e non riuscite a capire da dove provengano questi "mostri", ora c'è un libro dove la loro storia viene ricostruita filologicamente senza censure o ipocrisie.
Un coraggioso editore romano, Kogoi, ha dedicato un libro all'inchiesta videogiornalistica intitolata "Non chiamateli mostri". Il titolo del volume è "La fabbrica dei mostri" di Antonella Graziani, Valentina Valente, Michele Vollaro. L'autopsia in caratteri ascii di una macchina mostruosa che seleziona, forma ed esporta esseri umani per incassare soldi. Un viaggio all'inferno con dovizia di particolari senza biglietto di ritorno, il racconto dell'industrializzazione della carità.
Nella Capitale si possono vedere mentre amministrano e dirigono bambini rapati a zero che agitano un bicchiere di carta (spesso scalzi) all'interno dei vagoni della metropolitana, oppure accovacciati in via Ottaviano la strada che conduce a San Pietro. In via Merulana presidiano gli angoli nei pressi della Basilica di Santa Maria Maggiore. Hanno arti senza muscolatura, ossa ridotte a rami striminziti con uno strato sottile di pelle ricoperto da pustole, piaghe e ferite. Un caporale li bracca dall'angolo del palazzo a poche centinaia di metri di distanza. Ha un tic curioso che lo porta a toccarsi la tasca posteriore dei pantaloni in maniera ritmica. Forse nasconde un'arma, toccarla gli dà maggiore sicurezza. Controlla il territorio; le posizioni sono stabilite in maniera scientifica per spremere il massimo dell'incasso possibile da ognuno di quei poveri derelitti. Le sovrapposizioni vengono evitate nella maniera più assoluta. Le somme che riescono a incassare è di centinaia di euro al giorno. A Milano la Polizia ha arrestato una mendicante che strisciando nella metropolitana, seguita a vista da un aguzzino, arrivava a incassare la cifra record di sessantamila euro al mese.
Il luogo di provenienza di questa merce umana ha un punto preciso sulla cartina geografica. È la Romania del post Ceausescu. La caduta del tiranno ha fatto esplodere le schegge del crimine prima contenuto tra i confini di un sanguinario regime totalitario trasformandolo nel paese leader nel racket della tratta dei mendicanti: bambini, donne, vecchi, malati. Rapiti o addirittura acquistati per pochi euro da famiglie che non hanno nulla da mettere in pentola, per farne “macchine da elemosina” in Italia, in Spagna, in Germania. Quando la loro condizione non è tale da suscitare la pietà necessaria (ma i criminali pescano in soggetti portatori di handicap oppure poliomelitici, con evidenti ritardi mentali) per ottenere abbondanti elemosine lungo le strade alle quali sono inchiodati dai racket che li sfruttano, allora vengono addirittura mutilati, storpiati, feriti, picchiati, ridotti in schiavitù. Hanno nasi amputati, arti gonfi e deformati, volutamente appariscenti nella loro infermità per muovere a pietà i passanti.
Anime dannate della strada alle quali l'organizzazione criminale fornisce una scarpa da ginnastica ultimo modello per abellire l'arto rimanente, oppure un costoso foulard di una maison francese per cingere il collo lurido mentre giacciono sui cartoni tra gli escrementi tendendo la mano. A fine turno vengono deportati su un materasso lurido nei prati, dove dormire e fare i propri bisogni. Le fontane pubbliche gli unici servizi igienici a disposizione quando sono fisicamente in grado di utlizzarli.
Prima di concedergli tale libertà, il criminale di turno gli ha sequestrato ogni documento di identità per impedirgli di fuggire, tenendoli in uno stato di soggezione e minacciando ritorsioni sui parenti rimasti in patria. Nel paese di provenienza una condotta simile è un reato punito con l'arresto ed economicamente improponibile. Per questo motivo individui senza scrupoli li esportano per un pugno di Euro. Il nostro paese è solo un anello, il terminale della catena di sfruttamento.
Con i proventi del loro accattonaggio edificano abitazioni e villette identiche a quelle che vedono nei paesi dove esercitano la loro attività. Delinquenti che sfruttano esseri umani più disgraziati. Senza pietà alcuna.

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