di Dario Rossin *
Il tema del rilancio della destra appare quanto mai attuale e prioritario in una nazione che vede annacquati i principi identitari sciolti in un ‘governo di responsabilità’ dove maggioranza e opposizione sono praticamente la stessa cosa. La storiella delle larghe intese non convince nessuno. Ne è riprova la squallida messa in scena al Senato, dove per meri interessi personali e attaccamento alla poltrona, si è posta in essere una congiura, un ammutinamento degni della storia di Giulio Cesare o della fregata Bounty.
Le anime del parlamento, i miracolati del Porcellum, non hanno ben compreso qual è situazione fuori del Palazzo. Se si andasse a votare oggi, andrebbero ai seggi meno della metà degli elettori della passata tornata. Ormai il popolo, che questo governo non ha votato, non ne può più di certi atteggiamenti della politica. E questo i nominati di Camera e Senato lo capiranno se avranno la bontà, come auspico, di modificare la legge elettorale e reintrodurre il voto di preferenza.
A destra, è necessario farsi trovare pronti all’appuntamento, cogliendo l’opportunità che il momento storico fornisce ma senza riproposizioni stantie che non imbambolano più nessuno. Non è tempo di amarcord.
Lo scorso inverno Fratelli d’Italia ha avuto il merito di intuire e anticipare la fragilità del soggetto unico a destra, scommettendo su un partito nuovo e ‘fresco’. Questi, però, non possono rimanere i meriti prevalenti. Un partito per essere tale deve lasciarsi alle spalle la tentazione di agire come una corrente. Se si ambisce a dettare la linea per qualcosa di più grande, cioè essere riferimento a destra, allora deve essere compiuto il salto nella “maggiorità” politica. Questo passaggio avviene attraverso uno scarto mentale forte. E’ necessaria una crescita: quella del giovane che diventa adulto. Questo passaggio avviene per la valorizzazione di quelle risorse interne che si sono confrontate con i cittadini con il voto di preferenza, e contribuendo alla credibilità stessa del partito. Altrimenti laboratori, officine o garage possono fare poco.
Se questo non accade, se si vuole ragionare in grande ma si agisce in piccolo, questa ‘maturazione’ è di là a venire. In questo contesto, resta certamente un po’ di amarezza per una scelta, quella dei ricorsi interni contro gli eletti, che non credo faccia bene al partito. Si rischia di dare un’immagine contraria rispetto a quell’armonia che si vorrebbe costruire. Se prevalgono gli interessi personali e non quelli collettivi, il pantano delle correnti rimane attivo e il tragitto per l’unità può diventare tortuoso.
Davanti a noi c’è molto da lavorare perché la sinistra attualmente al governo capitolino sta tenendo ferma la nostra città optando per operazioni spot che non migliorano la vita dei romani. Il futuro della destra romana è indissolubilmente legato a quello nazionale, ne segue l’andamento. Fdi resterà quel partito dalla caratterizzazione identitaria a destra, anche se sicuramente qualche movimento interesserà tutte le realtà comunali. D’altronde Roma è storicamente laboratorio politico, basti vedere i risultati delle elezioni amministrative con la maggior parte degli consiglieri nel centrodestra eletti più per meriti propri che per spinta delle correnti. Ormai il popolo si fida e confida nella persona, e solo in un secondo momento nella politica. Nostro compito è quello di restituirle dignità attraverso l’impegno quotidiano per i cittadini.
* Consigliere comunale Fratelli d’Italia
