C’è un debito accumulato di oltre 28 milioni e il 4 dicembre, quando decadrà il Consiglio di amministrazione, dovrebbe scattare il commissariamento. Il candidato numero uno è Carlo Fuortes che ricopre lo stesso incarico al Petruzzelli di Bari ed è amministratore delegato di «Musica per Roma» all’Auditorium romano. Sull’apertura di stagione, il 27 novembre pende la protesta dei sindacati pronti ad una manifestazione davanti al Campidoglio perché, dice Pasquale Carlo Faillaci responsabile della Cgil, “il sindaco vuole mandare l’Opera a gambe all’aria”.
“Siamo sotto organico – dice la Cgil – abbiamo circa 480 stabili e un centinaio di aggiunti, a fronte di una pianta di 631 unità. Inoltre l’Opera è a credito di 5 milioni 450 mila dal Comune per il 2013 mentre la Regione ha 8 milioni di arretrati”. Nessun altro Comune in Italia dà una cifra così esorbitante al proprio teatro lirico, 20 milioni contro i 7 che il comune di Milano concede alla Scala. Al Campidoglio escludono di dare lo stesso finanziamento per il 2014: “Probabilmente ne daremo due terzi — dice l’assessore Barca — per pagare tutto il resto delle attività culturali, abbiamo appena 3 milioni di euro”.
I punti dolenti sono tanti: 185 mila spettatori contro il quasi mezzo milione della Scala; la scarsa produttività: 51 recite, senza Caracalla, per sette titoli, alla Scala sono 82 per dieci titoli; i contributi privati: 3 milioni 654, alla Scala 27 milioni 700 mila milioni; gli incassi: 1 milioni 479 mila, alla Scala 30 milioni 296 mila. Il dato più clamoroso riguarda gli abbonamenti: a Milano 17 mila, a Torino che non è una capitale della musica)sono 12 mila, a Roma 3191 sommando tutti i diversi pacchetti.
L’ipotesi commissariamento è sempre più forte. I sindacati pronti alla protesta in concomitanza con l’apertura della stagione. Pesa il debito accumulato di oltre 28 milioni di euro, mentre dal Campidoglio fanno sapere che non ci sono più soldi per il finanziamento del teatro
