Venerdì 22 per quasi 1200 autisti dell’Atac è stato l’ultimo giorno di lavoro. Poi quattro giorni di vacanza. A differenza delle altre città, come ad esempio Napoli e Venezia, nella Capitale d’Italia oltre l’80 per cento dei circa 1200 conducenti di linea in permesso elettorale, non sono andati a lavorare ai seggi come scrutatori.
Secondo i dati in possesso dell’azienda, che però non ha voluto fornire alcun riscontro ufficiale, gli autisti romani più che dall’esigenza di guadagnare qualche euro da aggiungere alla busta paga, sono stati presi da un virus politico che li ha trasformati in rappresentanti di lista. Dunque, invece di lavorare per la città, si sono messi a disposizione della politica e senza intaccare di un euro lo stipendio di fine mese. E per l’azienda è stata una caccia agli straordinari per evitare di ridurre il servizio di almeno il 20 per cento.

“D’altronde – commenta un sindacalista che chiede di mantenere l’anonimato – queste elezioni erano molto sentite, soprattutto le Regionali dalle quali è uscito un risultato per il quale abbiamo lavorato tutti. Certo è – confessa – che qualcuno può avere approfittato per farsi quattro giorni di vacanza. Bastava fare un giretto al seggio, e via verso altri lidi”.
Ma come è possibile che in una sola società comunale quasi 900 persone chiedano tutte insieme di affiancare i partiti nel conteggio dei voti? “Semplice – conclude il sindacalista – fino ad oggi qui le assunzioni le ha fatte la politica; parentopoli non l’ha inventata certo Alemanno e così c’è stata la chiamata alle armi da parte di tutti. Caro giornalista, a Roma è incominciato il riposizionamento. In Alemanno non ci crede più nessuno ed è scattata la caccia al “nuovo padrino”.
