di Fabio Carosi
C’è chi dice che le banche non prestano soldi e che chiedono rientri immediati ai clienti esposti. E c’è chi invece sostiene che le imprese sono arrivate ad un punto così profondo della crisi che il denaro per gli investimenti neanche lo chiedono più. Ventiquattromila soci cooperatori per 143 agenzie a Roma, nel Lazio e in Abruzzo. E mentre le altre banche nel 2012 hanno rallentato la raccolta dei risparmi crescendo dell’1,6% la Bcc di Roma ha mostrato un dato del 4,4%. Sul fronte dolente dei prestiti, nota dolente della crisi, se la media delle banche ha fatto segnare una contrazione del credito erogato (-1,1%), la Bcc ha fatto segnare un brillante 9,6%.
Crisi, prestiti, mutui e speranze della città: sono questi i temi che Affaritaliani.it ha messo sulla scrivania di Francesco Liberati, presidente della Banca di Credito Cooperativo di Roma.
Presidente Liberati, Nella spirale della crisi economica, Roma e il Lazio sembra abbiano toccato il fondo. Bcc Roma è uno degli istituti di credito uscito indenne dalla rivoluzione del sistema bancario e che non ha mai abbandonato la presenza sul territorio. Anzi, mentre gli altri chiudevano filiali, Bcc Roma si è radicata sempre di più nel centro Italia. Guardiamo la crisi economica dalla parte dei risparmi: cosa è successo negli ultimi due anni?
“Non c’è dubbio che la gente abbia intaccato i propri risparmi nel difficile tentativo di mantenere il livello di consumi. Anche BCC Roma ha risentito del contesto negativo complessivo, ma pure in questi frangenti abbiamo dimostrato, mi consenta di usare questa espressione, la nostra “diversità”. Vorrei evidenziare in particolare l’incremento nel 2012 del 9,6% degli impieghi, cioè dei finanziamenti a imprese e famiglie, che fa seguito a 4 anni di crescita continua. Basti pensare che dalla fine del 2007 al 2012 i crediti erogati da BCC Roma sono aumentati di quasi il 70%, contro un dato di sistema del 15% circa. Anche nei primi 6 mesi di quest’anno abbiamo aumentato gli impieghi del 4,5% contro una diminuzione del sistema del 3,2%.Certo, abbiamo messo in campo una strategia di contenimento dei costi di ampio respiro, anche in relazione alle raccomandazioni più volte indirizzate all’intero mondo bancario da parte della Banca d’Italia.Ma continuiamo a rafforzarci: recentemente abbiamo aperto una nuova filiale a Latina, cosa che ci permette di essere finalmente presenti in tutti i capoluoghi di Provincia del Lazio”.
Parliamo di imprese. Viste dal lato del sistema bancario, quali sono le caratteristiche dell’economia romana? Quali le criticità? Quali i punti di forza?
“Le criticità adesso colpiscono soprattutto il settore edilizio, che si trova in una vera e propria fase di recessione. La prospettiva di tempi di vendita più lunghi e valori di realizzo più bassi crea incertezza e difficoltà anche nel completare i cantieri aperti. Il punto di forza continua a rimanere, ieri come oggi, il settore dei servizi, a partire dal turismo che a Roma continua a essere fattore trainante. Da parte mia posso assicurare che BCC Roma continuerà a fare la sua parte in questa difficile fase di trasformazione, coniugando la logica di impresa con la responsabilità sociale tipicamente cooperativa”.
Se dovesse dare un consiglio agli imprenditori romani, quali linee suggerirebbe per creare sviluppo e occupazione?
“Di ricette in questi anni ne abbiamo sentite e ne continuiamo a sentire centinaia .Io, da Presidente di una Banca fortemente radicata nella Capitale, e non da amministratore pubblico, dico solo che a Roma ci sono migliaia di piccole e medie imprese, che ogni giorno operano con tenacia e sono la spina dorsale della città.Occorre, una volta per tutte, che l’Amministrazione pubblica assuma misure strutturali e non temporanee per assecondarne e rilanciarne la rilevante capacità di produrre ricchezza, agendo soprattutto sul piano della semplificazione e della digitalizzazione a favore dei giovani che aprono nuove imprese”.
Imprenditori, associazioni di categoria e sistema sindacale ripetono ossessivamente che per uscire dalla crisi c’è bisogno di facilitare l’accesso al credito. Si dice che le banche prestino soldi a chi in realtà già ce l’ha e che tra le norme di Basilea e la stretta creditizia, il credito è diventato un miraggio. Cosa ne pensa?
“È indubbio che nella attuale fase economico-congiunturale l’offerta di credito da parte del sistema bancario è diminuita. Ma questo non dipende dall’assenza di volontà da parte delle banche di erogare finanziamenti. Scopo delle banche è l’erogazione del credito. Se non erogano credito vengono meno alla loro stessa funzione. Ma bisogna tenere conto che le risorse gestite dalla banche sono quelle affidate loro dalla clientela e che quindi bisogna fare la massima attenzione: si dà credito a chi merita, minimizzando il rischio di insolvenza. Consideri, poi, che la gran parte delle banche sono state costrette ad aumentare la propria patrimonializzazione per adeguarsi alle disposizioni europee emanate negli ultimi anni come risposta alla crisi”.
Torniamo alla crisi. Gli analisti sostengono che l’economia romana prima che subire gli effetti dell’onda internazionale, ha di fatto concluso il suo ciclo fondato sul mattone e sul sistema pubblico. Quale futuro vede per Roma? Quali i settori?
“Difficile dire se questa analisi abbia un fondamento. Di certo sarà necessario nel futuro immediato puntare non più tanto a un’espansione urbanistica in quanto tale, ma a una ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente, che a Roma è sterminato.Bisogna poi valorizzare al meglio le grandi risorse di Roma nel campo culturale e turistico. Lessi qualche tempo fa che Roma era stata superata da Berlino come meta turistica. Mi pare molto grave. Infine, bisogna puntare di più sulla conoscenza. Roma è un polo universitario (università pubbliche, private e pontificie) e di ricerca che non ha uguali in Italia e che dovrebbe essere opportunamente valorizzato per le ricadute che ha e che potrebbe ancor più avere nel tessuto economico della città”.


