L’auto non è incidentata? Non importa: per aprire la pratica di rimborso bastava sostituire i pezzi sani con quelli già incidentati, poi scattare due foto e il gioco era fatto. Per questo un’autofficina era stata trasformata in un depositi di parti di ricambio, già segnate dall’incidente e pronte per essere montate. Sportelli, paraurti, cofani e vetri: nel deposito ogni auto sana o seminuova poteva essere trasformata in un rottame pronto per la truffa all’assicurazione.
Così un’organizzazione criminale, dedita alle truffe ai danni delle compagnie assicurative, è stata sgominata dai finanzieri del Comando provinciale di Roma, al termine di indagini durate circa un anno. Cinquantacinque persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria di velletri, di cui nove per il reato di truffa.
L’intensa attività investigativa della compagnia di Nettuno si è conclusa con l’esecuzione di un provvedimento di sequestro di beni, disposto dal tribunale di Roma–sezione misure di prevenzione nei confronti del “dominus” del sodalizio, che ha riguardato beni immobili, autovetture, quote societarie e conti correnti.
Il gruppo, che aveva il suo “quartier generale” presso gli uffici di una nota officina per la riparazione di autoveicoli, riusciva ad ottenere illecite liquidazioni di danni, derivanti da denunce di incidenti stradali mai accaduti. Alcuni gregari dell’organizzazione individuavano i veicoli da coinvolgere nei sinistri e provvedevano alla sostituzione delle parti integre con altre danneggiate.
Ogni pratica veniva supportata dai rilievi fotografici da sottoporre, a riparazioni ultimate, ai periti assicurativi, mentre gli indennizzi delle compagnie assicurative venivano incassati direttamente dal titolare della carrozzeria, ancorché intestati a terzi soggetti, grazie alla preziosa collaborazione del dipendente di una banca, anch’egli componente del gruppo.
Nel corso delle perquisizioni, sono state sequestrate migliaia di parti di carrozzeria, da utilizzare all’occorrenza per la simulazione dei sinistri, nonché acquisiti numerosi documenti, moduli c.i.d., Compilati in ogni loro parte, pronti per essere utilizzati per futuri sinistri. Sequestrati beni per un valore complessivo stimato in circa due milioni di euro.

