di Ermete Realacci *
Chi ha conosciuto ed è stato amico per decenni con Mario di Carlo fa fatica a pensare che lui sia veramente scomparso e non sia ancora tra noi.
Con Mario abbiamo diviso momenti privati e impegni pubblici. Abbiamo lavorato, insieme ad un gruppo di persone fuori dell’ordinario, per costruire Legambiente come è oggi e permetterle di essere ciò che vorrà diventare. Un’associazione attenta alle ragioni dell’uomo attraversata da valori come l’amicizia, la lealtà, l’onore, il coraggio che non si trovano nei sacri testi dell’ambientalismo o nei rapporti dell’IPCC. Un’organizzazione forte per difendere i deboli. Mario rappresentava bene questo.

Dei tanti episodi che ci hanno visto insieme, a lui piaceva raccontarne uno minore e sconosciuto. Molti anni fa la Fiat ci chiese un incontro. Eravamo molto critici su come quell’azienda agiva sui temi dell’innovazione e dell’ambiente, a cominciare dalla battaglia perdente contro l’introduzione delle marmitte catalitiche, che costò peraltro la subalternità ad altri paesi su quella tecnologia. La sede nazionale di Legambiente era allora in un appartamento in via Salaria. La stanza più grande era un semplice salone e ospitava in quei giorni una canoa che ci serviva per l’operazione fiumi. Li accogliemmo con i nostri vestiti d’ordinanza, non molto cambiati, e ci riunimmo con questi alti dirigenti Fiat intorno alla canoa. Fu casuale: non fu una scortesia, né un atto di arroganza. Ma servì a ricordare plasticamente che noi eravamo anche quello, che un confronto positivo doveva partire dal pieno rispetto dei diversi punti di vista.
Il dolore per la scomparsa di Mario ci ricorda che la nostra umanità è una risorsa ma anche un limite. Motivo in più per impegnare bene la vita. In tutti i campi da gioco che propone. Ciao Mario.
* Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente
