di Valentina Renzopaoli
Madre, nonna, ma soprattutto figlia: un’eredità, il cognome che porta, che ha segnato profondamente tutta la sua vita. Cinquantaquattro anni, medico pediatra, attivista per i diritti umani, Aleida Guevara è la maggiore dei figli che “El Che” ebbe da Aleida March. A Roma per ritirare il premio che le viene assegnato dalla Fondazione Foedus per il suo impegno nel sociale a favore dei bambini disabili di Cuba, ha scelto Affaritaliani.it per raccontare il rapporto con suo padre, i ricordi di sua madre, il suo impegno per i progetti di solidarietà internazionale, il suo immenso amore per il popolo cubano e i rapporti con l’Italia della solidarietà.
Dottoressa Guevara, sono trascorsi quasi quarant’anni dalla morte di suo padre, il mondo è cambiato eppure il nome di Che Guevara rimane una leggenda, anche per le nuove generazioni? Per quale motivo secondo lei?
“E’ vero che il mondo è cambiato ma non è cambiato ciò che conta veramente: il povero e il ricco sono sempre molto differenti e lontani, anzi ora più di prima. Per cui l’uomo che vuole lottare per raggiungere un mondo migliore continua ad avere molti problemi, come nel passato”.
Se dovesse spiegare ad un bambino chi era Ernesto Che Guevara, come lo racconterebbe?
“Direi le stesse cose che ho raccontato alle mie figlie e ai miei nipoti: che era un uomo con una grande capacità di amare. Un rivoluzionario deve essere innanzitutto una figura “romantica” e credo che i ragazzi questo lo abbiamo capito”.
Lei porta il nome di sua madre: ci racconta qualcosa di lei?
“Mia madre era la donna che mio padre amava e il fatto che io porti il suo nome rivela l’amore che aveva per me. Mamma una donna forte, molto forte, in spagnolo diremmo “una sergente di cavalleria”, dava continuamente ordini ma c’era sempre quando era necessario”.
Lei è un medico, una pediatra e grazie al sistema sanitario cubano si occupa di solidarietà internazionale: ci spiega meglio che tipo di progetti sta portando avanti?
“In questo momento a Cuba abbiamo professionisti che lavorano in ogni parte del mondo e per questo motivo mi sento orgogliosa di essere un medico cubano. In particolare stiamo lavorando con ALBA, l’Alleanza bolivariana per le Americhe. E’ un grande impegno ma anche un grande piacere sapere che questi sforzi possano essere utili ad altre persone”.
In che condizioni si trova oggi il popolo cubano?
“Continuiamo ad essere un popolo bloccato a causa dell’embargo nordamericano ma la solidarietà che si affaccia certamente ci aiuta molto ad andare avanti”.
Cuba come vede oggi l’Italia?
“Il popolo italiano è solidale con quello cubano e questo per noi è molto importante”.
Lei che rapporto ha con l’Italia e con Roma?
“Ho lavorato molto tempo con le associazioni di solidarietà italiane e romane: nel momento particolarmente difficile per Cuba, quando è scomparso il Campo socialista europeo, le associazioni italiane ci sono state molto vicine, sostenendo e appoggiando il nostro popolo. Ad esempio, nel momento in cui abbiamo avuto bisogno di alimenti particolari per bambini malati gravi che non riuscivano a mangiare e ad ingerire cibo, questi alimenti ci sono stati inviati dalle associazioni italiane, che non finirò mai di ringraziare”.

