Blitz degli agenti della Guardia di Finanza negli uffici comunali per acquisire documenti relativi al conferimento di appalti pubblici si riferiscono al periodo 2010-2012. “L’attuale amministrazione capitolina ha offerto la massima collaborazione alla Guardia di Finanza e agli organi inquirenti per facilitare lo svolgimento delle loro indagini”. Ha commentato il sindaco Ignazio Marino.
L’attivita delle fiamme gialle in relazione all’inchiesta “Gesconet” che vede complessivamente 62 indagati per i reati di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e reati tributari con la confisca di oltre 100 milioni di euro per effetto del provvedimento emesso dal gip di Roma, Valerio Savio.
L’operazione di polizia giudiziaria, nome in codice “Miliardo”, ha visto impegnati oltre 70 finanzieri tra Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto e Sardegna che hanno individuato e sottoposto a vincolo cautelare circa 90 immobili tra uffici, unita’ residenziali ed opifici, due aziende, nonche’ numerosi mandati fiduciari ed oltre cento rapporti bancari. Le indagini, condotte dalle Fiamme Gialle attraverso complesse analisi documentali, intercettazioni telefoniche, pedinamenti e sentendo testimoni, hanno consentito di accertare che le organizzazioni individuate risultavano specializzate nella sistematica evasione della riscossione di debiti tributari, mediante l’utilizzo di circa 250 societa’ consortili e cooperative, operanti nei settori del trasporto, facchinaggio, pulizie e vigilanza privata.
Il meccanismo utilizzato sin dal 2001 consisteva nell’affidamento di servizi in subappalto a societa’ cooperative appositamente costituite, da parte delle societa’ consortili amministrate dagli indagati, che si aggiudicavano gli appalti sia da enti pubblici, sia da societa’ private di rilevanza nazionale. Le societa’ cooperative, a loro volta, mediante emissione di fatture per operazioni inesistenti accreditavano il denaro a ulteriori cooperative “finali”, i cui conti venivano poi svuotati con prelievi in contante.
Il danno erariale di 1,7 miliardi di euro maturato nel corso degli anni è riscontrato anche dalle numerose verifiche fiscali effettuate dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Il denaro illecitamente distratto veniva quindi veicolato su conti correnti intestati a società fiduciarie di San Marino e del Lussemburgo, per il successivo reimpiego nel settore immobiliare.
Inoltre c’e’ il sospetto che una sorta di contabilita’ riservata e parallela riguardi somme che sono state erogate ad appartenenti a pubbliche amministrazioni per finalita’ illecite in corso di accertamento.

