Otto sedute in 4 mesi per il Consiglio regionale e l’ultima è finita in una rivolta da parte dei consiglieri. A causare la prima vera rivolta contro Nicola Zingaretti è stata la decisione del governatore di convocare la Giunta in concomitanza con la seduta in aula programmata alla Pisana. Un’assemblea iniziata e subito interrotta per la protesta delle opposizioni per la mancanza degli assessori.

“Una mancanza di rispetto intollerabile” secondo il consigliere Pdl Giuseppe Emanuele Cangemi, che parla di una maggioranza è spaesata: “La giunta non solo non presenta proposte di legge ma è anche assente durante la discussione di provvedimenti portati in aula dall’opposizione per la geniale pensata di convocare Giunta e Consiglio allo stesso momento”.
A far scoppiare la protesta l’assenza, in particolare, dell’assessore ai rifiuti, Michele Civita, chiamato a rispondere alla mozione dei consiglieri pentastellati Porrello e Blasi. E’ stato proprio il consigliere Cangemi ad accendere la polemica in aula: “Si parla di una delle emergenze più grandi del Lazio, i rifiuti, ma manca l’assessore di riferimento. Le domande dei colleghi a chi vengono rivolte?”, ha chiesto, aggiungendo che “gli assessori devono essere reperibili quando si affrontano temi di loro competenza”.
Tra maggioranza e opposizioni è scoppiata la bagarre, interrotta solo dopo la riunione dei capigruppo che ha aggiornato la seduta al 17 luglio. Di schiaffo istituzionale ha parlato Aurigemma, mentre ancora più duro il capogruppo dei 5 Stelle Davide Barillari: “Se i cittadini vedessero cosa non fanno verrebbero con i forconi – che minaccia il blocco dei lavori come in Parlamento – Io scioglierei il consiglio per manifesta incompetenza”.
